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Tutti i virus del mondo

Insidiano l’uomo, colpiscono i computer. Mai, nella storia, la minaccia delle epidemie è stata così alta

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Nóva, il Sole 24 Ore

27 ottobre 2005

di Marco Magrini

Articolo pubblicato nel 2005, ai tempi dell'epidemia di influenza aviaria

SONO INVISIBILI. PUR DI SOPRAVVIVERE, sanno mutare. Riescono addirittura a vacillare fra l'esistenza e la non-esistenza. Sono tutti codificati in numeri, una specie di codice segreto. Ma soprattutto hanno mezzi raffinatissimi per raggiungere ogni angolo della Terra. Molto, molto rapidamente.


Sembra l'incipit di un romanzaccio di fantascienza. Invece è la nuda verità. I virus del mondo biologico e i virus del mondo informatico hanno così tante similitudini che, nella loro dimensione impercettibile, realtà fisica e realtà digitale appaiono ancora più speculari del solito.


Ma c'è una novità. Mai, come in questo momento della storia, tutti i virus del mondo sono apparsi altrettanto minacciosi.


Certo, appena 22 anni fa i virus digitali non esistevano neppure. Il primo è spuntato per curiosità scientifica il 3 novembre del 1983, ad opera di un gruppo di esperti di sicurezza che lo testò su un minicomputer Vax. Da allora, la cosa ha preso piede. Un po' perché c'è un'incomprensibile minoranza di cittadini del mondo, che passa le ore a compilare codice software per creare fastidi, e magari disastri, su scala planetaria. Un po' perché le connessioni a banda larga - ideali, per consentire ai virus di vivere e prosperare - negli ultimi anni sono dilagate in tutto il mondo, più e meno industrializzato.


Ma il fatto curioso è che, 38 anni fa, neppure gli altri virus facevano paura. È il 4 dicembre del 1967, quando il direttore generale della Sanità americana, William Stewart, dichiara che «la guerra alle malattie infettive è stata vinta». Il mondo esulta. Malaria, peste bubbonica, vaiolo, tifo e polio erano domati o quantomeno arginati dalla tecnologia e dalla farmacologia. «Peccato - commenta Alessandro Zanetti, direttore dell'Istituto di virologia dell'Università di Milano - che da allora abbiamo visto apparire l'Hiv e la Sars. E adesso siamo sotto la minaccia dell'influenza aviaria».


Cominciamo con la matematica. Gli e-virus - i virus elettronici - sono fatti di bit, contrazione di binary digit, numeri binari. Quindi sono tutti zeri e uni, riuniti in serie di otto, per formare il cosiddetto byte. Ma anche i biovirus - costruiti con gli stessi acidi nucleici che assemblano gli esseri umani, il Dna o l'Rna - sono riconducibili ai numeri: l'alfabeto del genoma A, C, G, T, che indica le basi azotate adenina, citosina, guanina e timina (quest'ultima rimpiazzata dall'uracile nell'Rna) potrebbe essere tranquillamente tradotto in 1, 2, 3 e 4. Numeri che si riuniscono in serie di tre, chiamate codoni, a formare le "parole" del cromosoma, il manuale della vita.


Qui li chiamiamo biovirus ma - al contrario dei batteri - non sono dei veri e propri esseri viventi. «Sono a metà strada fra una macromolecola e un organismo», spiega Zanetti. Avendo solo il Dna o solo l'Rna, possono riprodursi soltanto invadendo una cellula che fa da ospite suo malgrado. «I microrganismi sono presenti sul pianeta da circa tre miliardi di anni prima dell'uomo, il che dimostra quanto siano bravi a sopravvivere». Anche gli e-virus sono a cavallo fra l'esistenza e la non-esistenza: nella loro immaterialità devono essere inoculati in un software, o in un qualsiasi file (al contrario dei worm, che sono programmi veri e propri) per sopravvivere, insediarsi negli hard disk e aspettare il momento giusto per colpire.


Viaggiando a cavallo di fotoni o elettroni, lungo le arterie invisibili dell'Internet, raggiungono qualsiasi angolo del mondo, in un istante. Ma l'infezione si manifesta quando il malcapitato utente apre un file o quando lo decide l'hacker che lo ha scritto, col meccanismo della bomba a orologeria. Che poi è lo stesso dell'incubazione di un biovirus, la quale va dai due giorni dell'influenza ai 12 anni che possono intercorrere fra l'infezione da Hiv e la conclamazione dell'Aids. La brutta notizia è che il mondo globalizzato, coi viaggi aerei che trasferiscono tonnellate di merci e milioni di persone da un angolo all'altro del pianeta, ha moltiplicato la minaccia. Prima che arrivassero gli spagnoli, in America non esisteva il vaiolo che ha falcidiato il popolo azteco. Ai giorni nostri, gli annunciati rischi di epidemia tengono conto del fatto che il virus aviario H5N1 è ormai in grado di salire su un volo Lufthansa o Japan Air Lines, magari in business class. E lo scenario non è bello: in appena due mesi, l'epidemia raggiungerebbe tutti i continenti, diventando pandemia.


Per farlo, H5N1 deve mutare. Il guaio è che sa farlo benissimo: la mutazione è il meccanismo che ha consentito ai virus di sopravvivere per miliardi di anni, imparando addirittura a saltare da un tipo di cellula a un'altra. Il virus della polio ad esempio, ha imparato a vivere a lungo. «Sappiamo che esisteva ai tempi degli egizi - racconta Zanetti - e tutt'oggi non possiamo abbandonare le vaccinazioni». Il virus della Spagnola invece, estinto nel 1919, è stato appena resuscitato in laboratorio, con tutti i rischi connessi. Anche gli e-virus mutano, ma non è (al momento) la loro specialità. Ci sono anche per loro vaccini e antibiotici, ma qui la peculiarità è un'altra: quel che determina la loro estinzione è la mutazione dell'hardware che li ospita, per via all'evoluzione tecnologica. Il primo virus, scritto per un minicomputer Vax, è incomprensibile per un Pc di oggi e quindi innocuo.


Tutti i virus del mondo sono invisibili. Un e-virus può essere grande fra 0,5 e 30 kilobyte (migliaia di byte), mentre un biovirus può variare fra le 5 e le 300 kilobasi (migliaia di A, C, G o T). Non tutti i virus del mondo sono cattivi: in realtà solo una larga minoranza. Si stima che i microrganismi (batteri inclusi) siano fra i 2 e i 3 miliardi, la maggior parte dei quali sconosciuta: di nuovi ne stanno nascendo in questo momento, ma non sappiamo quanti. Di e-virus ne sono circolati finora circa 110mila (worm inclusi) e soltanto oggi ne appariranno, in media, 15 nuovi. Ma quel che resta incalcolabile, è il loro costo per la collettività. Quanto potrebbero dimagrire le strutture sanitarie e la spesa pubblica mondiale, se le malattie infettive scomparissero per sempre e per davvero? Difficile dirlo. Di sicuro, si tratta di una cifra mostruosa. Ma neppure i danni degli e-virus sono calcolabili. Nel 2000 era girata una stima: il virus «I Love You» ha causato alle aziende del mondo 10 miliardi di dollari di danni. Potremmo azzardare un calcolo, ma sarebbe zoppo. Quante ore/uomo all'anno impiegano tutte le aziende del mondo - sempre più digitalizzate nei processi produttivi e commerciali - per proteggersi da questa minaccia? E poi: che prezzo hanno tutti quei file - testi, indirizzi, e-mail, film, musica - che vengono cancellati dai computer domestici di tutto il mondo? Anche qui, il totale sarebbe enorme.


«I virus sono cattive notizie dentro a un involucro proteico», disse Peter Medawar, immunologo e premio Nobel. Lo stesso si può dire di quelli con un involucro di bit. Mentre il mondo si appresta ad affrontare il rischio - per ora solo il rischio - di una pandemia influenzale, le profezie di una pandemia elettronica capace di mettere in crisi banche e industrie, trasporti e servizi pubblici, non si sono mai avverate. Intanto però, quando la Cia parla delle possibili risorse in mano ai terroristi, include tutti e due: e-virus e biovirus.


L'evoluzione ci ha lasciato in eredità un macrocosmo di microrganismi: alcuni ci danno la vita, altri ce la tolgono. Il progresso tecnologico ci ha portato a vivere in un mondo interconnesso di esperienze e di conoscenza, ma c'è chi si è sentito in dovere di sciupare la festa. Qualcuno potrebbe dire: è colpa della globalizzazione. Qualcun altro potrebbe appellarsi alla Legge di Murphy: se qualcosa può andare storto, lo farà. E invece no. Sono sono la scienza e la tecnologia che - dopo aver alzato di un bel po' l'asticella nel corso del Novecento - sono attese alla conseguente sfida: vincere la guerra contro tutti i virus del mondo. 

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