Svante

Una clamorosa scoperta scientifica

In Energia & Clima by Marco MagriniLeave a Comment

Si tratta di una scoperta scientifica clamorosa, che cambia il modo di concepire il ruolo del genere umano sul pianeta Terra. Il fisico svedese Svante Arrhenius, già fondatore della Società di Fisica di Stoccolma, ha presentato ai suoi colleghi un paper intitolato «L’influenza dell’acido carbonico nell’aria sulla temperatura al suolo».

I calcoli di Arrhenius rivelano che la Terra è circa 30 gradi più calda di quel che dovrebbe essere, consentendo così all’acqua di manifestarsi in tutte e tre le forme: liquida, gassosa e solida. Come suggerito da precedenti ricerche, questo dipende da alcuni gas – come l’anidride carbonica, ma anche il vapore acqueo – che hanno la proprietà fisica di trattenere parte del calore del pianeta.

Ma c’è di più. Lo scienziato ha calcolato anche che la «trascurabile percentuale di anidride carbonica potrebbe aumentare sensibilmente, attraverso gli avanzamenti dell’industria, nel corso di qualche secolo». In altre parole, bruciando carbone, petrolio e gas naturale, si produce un riscaldamento della temperatura terrestre. Il che, sostiene lo scienziato che viene dalla gelida Scandinavia, potrebbe essere anche una buona cosa.

Il paper di Arrhenius, pubblicato sul «Philosophical magazine and journal of Science» di Londra, porta la data: aprile 1896.

Quasi 120 anni più tardi, discutere se l’alterazione atmosferica indotta dalla civilizzazione umana possa davvero produrre dei gravi pericoli, è un tantino stravagante.

Si stima che l’anno prossimo, verrano bruciati 96 milioni di barili di petrolio al giorno, ovvero 35 miliardi all’anno. Siccome un barile misura 159 litri, fanno 5.565 miliardi di litri. Aggiungiamo 3.436 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno e oltre 7.500 tonnellate di carbone (che per fortuna è in calo) e si capisce perché lo scienziato svedese di un secolo fa non potesse certo immaginare la portata della sua stessa scoperta. Viste le dimensioni di quel che sta avvenendo, insomma, non è «una buona cosa».

«Non si sottoscrivono polizze assicurative per ripararsi della certezza di un evento disastroso», ha detto poche ore fa Sir David King, professore emerito a Cambridge e rappresentante del Governo britannico, durante una conferenza al vertice climatico di Parigi. «Ci si assicura per proteggerci dalla possibilità che un rischio si avveri».

Il rischio, per questioni fisiche e chimiche, esiste. Le proporzioni potrebbero essere rilevanti. Chi è che vuole ancora discutere se sottoscrivere la polizza assicurativa o no?

 

Pubblicato il 5.12.15 su Eureka, un blog de L’Espresso