Micromondi sulla Manica

Tre piccole isole, tre sistemi di governo, tre universi umani



Ventiquattro, ottobre 2003

di Marco Magrini

Da SARK, isole del Canale

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n’isola, quando è piccola, ti dà sempre l’impressione di esser lì per caso. Quasi uno scherzo del pianeta che, in un punto x dell’oceano, ha aggrottato il suo dorso lapideo per stupirti con un mondo a sorpresa. Una sensazione che è già forte durante una traversata fra Guernsey e Jersey, i due paradisi fiscali sulla Manica, comunque seduti su un lembo di terra abbastanza grande da ospitare un aeroporto, una rete viaria, industrie e una pletora di banche. Ma quando il vaporetto lambisce Herm e si avvicina a Brecqhou per poi attraccare a Sark, lo stupore per le le minuscole meraviglie dell’orbe terraqueo si fa inevitabile.

Le tre isolette non sono accumunate solo dalla bellezza naturale, dal fascino delle ventose scogliere a picco sulla Manica o dal fatto che in nessuna delle tre esista una sola strada asfaltata, una sola insegna pubblicitaria o una sola automobile.

Il fatto curioso è che, a ben pensarci, rappresentano anche una specie di compendio sulle possibili varianti della proprietà privata: Herm appartiene a Guernsey, ma nel 1949 è stata affittata in blocco a un ex ufficiale di sua Maestà, che l’ha resa abitabile trasformandola in un gioiello incontaminato a beneficio di pochi turisti. Brecqhou fa parte di Sark, ma è stata interamente comprata dai gemelli Barclay, miliardari, che ci hanno costruito un castello neoclassico di granito rosa dove vivere con oltre cento persone di servitù. Sark, invece, è collegata politicamente a Guernsey (sono entrambi protettorati della Corona britannica) ma è retta da un Signore che la governa per diritto ereditario.



Sark, o del feudalesimo
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Sark si estende per 5,4 Km. quadrati e ospita 600 abitanti

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n giovanotto di ventott’anni si beve pedalando l’ultima salita prima della Coupée, l’esiguo sentiero che — valicando uno strapiombo mozzafiato sul mare — porta a Little Sark, appendice meridionale dell’isola. Si chiama Simon Adams ed è uno dei due postini e mezzo che recapitano la corrispondenza alle 360 abitazioni del luogo, popolate da un totale di 580 anime. È lui il portalettere part-time, il “mezzo” postino di quest’isola dove la disoccupazione non esiste, e tutto sembra fatto apposta per dare un po’ di lavoro a tutti.

«Faccio 13 miglia al giorno», racconta Simon con fisica fierezza. Per un giovane come lui, il guaio di Sark è che non ci sono abbastanza donne per scegliersi un futuro. Qui tutti si conoscono per nome, i bambini delle scuole elementari vanno a casa da soli in bicicletta, la gente lascia la porta di casa aperta e, se fissi un’appuntamento con una ragazza, «il giorno dopo lo sanno tutti». Ecco perché Simon non vede l’ora che arrivi aprile: la stagione degli amori coincide con l’inizio della stagione turistica. «Tutti gli anni arrivano più di cento lavoratori dalle altre isole e in maggioranza — racconta malizioso — sono donne». Anche se poi Simon Adams, nel corteggiare, deve stare attento alla propria reputazione: non è soltanto il mezzo postino di Sark. Simon è anche il capo della polizia. Sotto il giaccone da postino, penzolano le chiavi della prigione. «Mi hanno detto che qualche anno fa, prima che toccasse a me — narra con giovanile stupore — un turista ci è stato rinchiuso per più di due ore».

In quei tempi non lontani, il capo della polizia — una carica onorifica, su quest’isola dove non succede nulla — era Paul Armongie. Oggi non ha più le chiavi della prigione, ma tiene sempre due cappelli in testa: è proprietario dell’incantevole Hotel Stocks ed è membro del Parlamento. Un Parlamento un po’ strano, dove dodici membri vengono eletti dal popolo e gli altri 40 vi siedono per il solo diritto di essere i grandi proprietari terrieri dell’isola. Un diritto antico.

Le isole della Manica guardano la baia di St. Malo, dove s’incontrano Normandia e Bretagna. E non a caso furono del Duca di Normandia fin quando questi non vinse gli inglesi ad Hastings nel 1066 e s’incoronò loro re. Il risultato ai giorni nostri è un po’ bizzarro: le isole fanno parte della Corona inglese ma non dell’Inghilterra; obbediscono a Buckingham Palace e non a Downing Street. E quando la gente del posto brinda alla regina, la chiama «la reine, notre duc», come se Elisabetta II fosse anche duchessa di Normandia. I cittadini di Sark hanno cognomi inglesi ma tutte le località dell’isola si pronunciano in francese. La lingua è inglese, così come la sterlina e le usanze. Però il signore dell’isola — che di nome fa Michel Beaumont — è da tutti chiamato seigneur, il capo della magistratura senechal e l’archivista greffier. Qualche famiglia parla ancora una forma autoctona di patois, dove «oui» si pronuncia «uah». Ecco perché il poco democratico diritto di quei parlamentari non eletti risale al 1563, quando il nobile Helier de Cartret ottenne il diritto di colonizzare l’isola — fin allora preda di pirati e di poco di buono — dividendola in 40 appezzamenti da concedere ad altrettanti suoi fidi, al prezzo di una sterlina e 79 pence all’anno. «Sembra incredibile — dice Armongie — ma non mi ricordo di una sola volta in cui i due rami del Chief Pleas, il parlamento, siano entrati in conflitto».

A Sark c’è poco da confliggere. C’è una legge che proibisce l’uso di auto e moto: tutti vanno serenamente in bici e il turista ne può noleggiare una. C’è una legge che impedisce a chiunque, eccetto il seigneur, di avere un cane femmina: ma quando una ragazza ha chiesto a Beaumont di “prestarle” il suo diritto (visto che di cani non ne aveva), lui ha acconsentito. C’è anche una legge che permette di bastonare le donne, a patto che le mazze non superino una data circonferenza: ma le signore che incontri ti sorridono, salutano gentilmente e non hanno lividi né fasciature. Forse sarà anche perché a Sark non ci sono vere e proprie tasse da pagare se non poche sterline sulla «ricchezza visibile», e il mestiere più diffuso da queste parti è fare il consigliere di amministrazione di società costituite sull’isola con capitali stranieri: un’isola dove non esiste alcuna normativa societaria.

Chissà che tipo è, il feudatario di questo strano posto; l’ultimo feudatario d’Europa. Il cancello nero della Seigneurie — il Quirinale di Sark — è soltanto accostato. Sulla destra c’è una biglietteria dove si pagherebbe una sterlina per visitare il parco, ma d’inverno non ci sono turisti ed è chiusa. Giù per la discesa, s’intravede una giardiniera. «Scusi… c’è il seigneur?». Non c’è. È all’estero. «Oh, I beg your pardon, madam»… La signora che spuntava fra le rose è la first lady.

Diana Beaumont vive dentro una matrioska di tante oasi di pace: la Seigneurie, ormai in parte affittata e aperta d’estate ai turisti «perché sarebbe impossibile mantenerla altrimenti», sta dentro a Sark, paradiso naturale e mèta ideale di chiunque abbia una fobìa per i motori a scoppio; e Sark sta a sua volta dentro alla Manica, uno degli angoli d’Europa meno tormentati dalla Storia. Unico neo: la signora non sopporta il Concorde che tutti i giorni alle cinque transita rumoroso sopra alla sua testa. Per il resto adora la sua isola adottiva, ereditata dal marito e teoricamente destinata a finire sotto il “dominio” del figlio Christopher. Solo sulla carta, però. «Siamo di idee democratiche, in questa famiglia — dice con un sorriso, seduta davanti al caminetto preferito — e mio marito è serenamente pronto a rivedere la Costituzione».


Brecqhou, o del capitalismo
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A Brecqhou ci vivono i gemelli Barclay nel loro castello rosa

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eguendo il sentiero che costeggia la Seigneurie di Sark in direzione ovest, si arriva alla scogliera affacciata su Port à la Jument, dalla quale — all’imbrunire — si gode di uno spettacolo più degno di Las Vegas che non di questo verde arcipelago battuto dal vento e baciato dalla Corrente del Golfo: il castello illuminato a giorno dei fratelli Barclay. Accedere a quest’isola, che solo poche braccia di mare separano da Sark, è reso impossibile dai servizi di sicurezza. Così, sui due eccentrici e schivi miliardari, si possono solo tramandare i coloriti racconti che girano da queste parti.

David e Frederick Barclay sono due gemelli identici, vestono entrambi all’inglese e si distinguono solo perché uno pettina i capelli a destra e l’altro a sinistra. Abituati a viaggiare separati, come fanno i membri della Corona, sono sposati con due donne bellissime che non amano la reclusione di Brechqou. Dall’isola, tutte le mattine, si leva l’elicottero che porta a scuola a Guernsey i figli dei numerosi dipendenti. A Sark quasi nessuno ha mai visto i Barclay: pare che ogni tanto approdino di soppiatto a Little Sark per godersi un pranzo alla Sablonnerie, un albergo tutto bianco sulla sponda meno frequentata dell’isola, quella che guarda alla Francia. Ma loro, Sark la detestano.

All’inizio, i due fratelli avevano accettato di pagare al seigneur la tassa pari a un tredicesimo del valore di Brecqhou, come prescrive la remota legge di Sark. Ma quando si sono sentiti chiedere una gabella annuale di appena 3mila sterline sulla «ricchezza visibile» sono andati su tutte le furie. Ora, il guaio è che buona parte della ricchezza dei Barclay non venga da una banca di famiglia — come suggerirebbe l’omonimia — quanto da attività immobiliari (sono proprietari del Ritz di Londra) ed editoriali (hanno comprato e poi chiuso «The European» e tutt’oggi controllano «The Scotsman», principale quotidiano scozzese). Così i gemelli, dopo aver denunciato i diritti feudali del Seigneur — ovvero la Costituzione di Sark — davanti alla Corte dei diritti umani dell’Aja, hanno rinforzato la propria causa con una bella campagna stampa. «È tutta colpa loro se dovremo cambiare le nostre leggi», lamenta Paul Williams, un altro che ha due mestieri: commerciante di carbone l’inverno, grossista di Coca-Cola l’estate.

È difficile dire se sia vero, che Michael Beaumont possa finire per perdere i diritti ereditari che vanta sopra Sark (e Brecqhou) solo a causa dei rovesci del capitalismo un po’ rude dei fratelli Barclay: forse anche senza di loro, i consiglieri della Corona avrebbero comunque suggerito alla regina Elisabetta (che ancora oggi incassa da Beaumont quella misera sterlina e 79 pence all’anno) di mettere mano alla Costituzione di Sark. Saperne di più però, è impossibile: avvolti in una riservatezza quasi patologica, i due gemelli non fanno che alimentare miti e leggende sul proprio conto. Se chiedete agli abitanti di Sark informazioni su quel fiabesco castello rosa, scoprirete, a seconda dell’interlocutore, che è costato 20, 30, 40, 50 o anche 60 milioni di sterline.


Herm, o dell’intraprendenza
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Herm è in affitto alla famiglia Wood fino al 2048.

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i sicuro, Penny Wood paga qualcosa di più di una sterlina e 79, per affittare Herm. Riservata come può essere un’englishwoman figlia di un maggiore dell’esercito, nata, emigrata e poi tornata su un lembo di terra di due chilometri quadrati, svicola con eleganza alla domanda. Ammette solo che, a fine anno, la sua isola-impresa le regala un qualche utile netto. «I costi— spiega — sono elevati: c’è l’elettricità da generare, la spazzatura da riciclare, ci sono le strade da mantenere». Mentre al fatturato ci pensano gli 80mila turisti che vengono qui ogni anno fra aprile e ottobre, perlopiù dalla mattina alla sera: chi vuole pernottare a Herm ha a disposizione un campeggio, 18 appartamenti in affitto e un solo albergo di 39 camere. Il tutto, costruito negli anni dalla famiglia Wood, che ha il merito di aver protetto la selvaggia bellezza dell’isola — dove convivono scogliere di bellezza nordica e piante semitropicali — rendendola vivibile.

A Herm ci sono tracce del passaggio dell’uomo neolitico, quattro millenni prima di Cristo. Nel Medioevo l’isola era destinazione di eremiti. Poi fu oggetto, per secoli, di continui passaggi di proprietà: a inizio Novecento fu di Percival Perry, ex presidente della Ford che, manco a dirlo, portò la prima (e ultima) automobile sull’isola, prima che i tedeschi non la occupassero coi carri armati. Quando Wood e la moglie Jenny si misero in testa di colonizzarla, subito dopo la guerra, era decisamente in brutte condizioni. Oggi è mèta affascinante per chiunque voglia lasciarsi il fragore della civiltà alle spalle. Il contratto dei Wood scade nel 2048. «Le mie tre figlie — scherza la signora Penny — hanno un sacco di tempo, per decidere se andare avanti nell’opera dei nonni».

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a Storia non sta ferma, sulla Manica. Ma qui il suo orologio è girato più lentamente e, su ognuna delle sue isole, in modo diverso. Un po’ come ha fatto il destino, che in un fazzoletto di mare largo poche miglia, s’è inventato tre micromondi geologici — e nei secoli anche tre micromondi umani — curiosamente distanti fra loro.


COS’E’ SUCCESSO NEL FRATTEMPO

Nel 2008 Sark ha rinunciato al suo antico sistema di governo, su pressione dei fratelli Barclay che hanno insistito per adeguarlo alla Convenzione europea sui diritti umani. Il nuovo sistema prevede un parlamento di 30 persone, una delle quali a vita e una per diritto ereditario.

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