Obama ha fatto la cosa giusta

In Energia & Clima by Marco MagriniLeave a Comment

Ieri il presidente Obama ha posto il veto a una legge, proposta e approvata dai repubblicani, per l’estensione di Keystone, il controverso oleodotto che trasporta il petrolio dal Canada agli Stati Uniti. Non un petrolio qualunque, ma quello ricavato dalle sabbie bituminose dell’Alberta e che, sotto il profilo dell’impatto ambientale e climatico, è il più “sporco” che c’è. Ma fermarla non sarà così facile.

Oggi, dall’altra parte dell’Atlantico, la Commissione Europea ha alzato i veli sul piano che intende presentare al vertice di dicembre a Parigi, quando i Paesi del mondo si riuniranno per l’ennesima volta sotto l’insegna dell’Onu, per cercare di raggiungere un’intesa su un trattato internazionale capace per davvero (non come il Protocollo di Kyoto) di mettere un freno alle emissioni di gas-serra causate dalla combustione degli idrocarburi. L’obiettivo proposto da Bruxelles è ambizioso: da qui a metà secolo, il mondo dovrà ridurre le emissioni-serra del 60%. L’Europa, che nelle questioni climatiche è l’unica abituata a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, punta a tagliarle «almeno» del 40% entro il 2030, nella speranza che qualcun alto segua il suo esempio e che si arrivi al trattato. Ma firmarlo non sarà così facile.

Per incredibile che sembri, Obama e la Commissione Europea combattono lo stesso rivale. L’influenza delle lobby americane del petrolio e del carbone si riverbera ben oltre i confini statunitensi. Basta vedere quel che è successo la settimana scorsa, quando è venuto fuori che uno dei (pochi) scienziati che sostengono l’irrilevanza delle attività umane sui cambiamenti climatici in corso – con tanto di testimonianze giurate davanti al Congresso – era regolarmente a libro paga delle lobby dei combustibili fossili. Wei-Hock Soon, un astrofisico dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, ha ricevuto più di un milione di dollari per scrivere articoli “controcorrente”. Ovvero contrari a quel che scrivono i suoi colleghi, a cominciare da quelli che sono climatologi per davvero.

È la stessa strategia adottata negli anni 70 dalle lobby del tabacco, che risposero alle campagne antifumo diffondendo un mix di informazioni sbagliate o “ritoccate” per insinuare il dubbio. Quando si parla di clima però, il raggiro ha implicazioni ancora più gravi: la scienza ufficiale ha detto chiaramente che si rischia di cambiare i connotati al pianeta, con ripercussioni ancora largamente imprevedibili sulla vita delle future generazioni. Sono le stesse, possibili ripercussioni che spingono la Casa Bianca e la Commissione Europea a intervenire.

Nonostante la maggioranza repubblicana in Congresso, è difficile che il veto di Obama venga ribaltato: ci vorrebbero due terzi dei voti, in entrambe le Camere. Ma nessuno si aspetta che i conservatori seppelliscano l’ascia di guerra, anzi. Eppure il presidente ha fatto la cosa giusta. Non foss’altro per tentare di spiegare alla sua opinione pubblica che c’è un problema. L’impatto ambientale delle sabbie bituminose dell’Alberta (raccontato nel dettaglio in questo vecchio reportage) è tutt’altro che irrilevante. Un recente studio pubblicato su Nature sostiene che, per evitare che la temperatura media globale salga oltre i due gradi centigradi, la soglia di pericolo, c’è bisogno che il 75% del petrolio canadese resti dov’è: sottoterra. Perché allora raddoppiare l’oleodotto già esistente?

Ma la vera partita è quella che si gioca a Parigi fra nove mesi. Nonostante l’accorato appello del segretario generale dell’Onu Ban-ki Moon, le probabilità di raggiungere un’intesa multilaterale che obblighi tutti i Paesi industrializzati, Cina inclusa, a ridurre drasticamente i consumi di carbone, petrolio e gas sono ancora modeste. Nel 1997, il Protocollo di Kyoto venne firmato dal vicepresidente Al Gore ben sapendo che il Congresso non l’avrebbe mai ratificato, di fatto affossando l’intero progetto. Il rischio che un minoranza non silenziosa, ma danarosa, blocchi tutto ancora una volta non è affatto irrilevante. Lo sa la Casa Bianca. Lo sa anche la Commissione Europea.

 

Pubblicato il 25.2.15 su Eureka, un blog de L’Espresso

 

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