L’Europa unita si fa al telefono

In Frontiere by Marco MagriniLeave a Comment

Sono a Londra. Appena sceso dall’aereo, la mia compagnia telefonica mi ha mandato due Sms. Il primo: «con il piano tariffario tal-dei-tali, chiami e ricevi a 50,83 euro, mandi Sms alla tariffa nazionale e navighi a tariffa nazionale più scatto a 10,08 cent». Il secondo: «con la tariffa bla-bla, parli a 23,18 cent al minuto, ricevi a 6,1 cent, invii Sms a 7,32 e navighi a 24,4 cent a megabyte». Non è una follia?

Sì, lo è. Lo sa bene la Commissione europea, che da tempo spinge per la riduzione di questi costi.  Per fortuna, il Parlamento europeo ha già legiferato affinché i costi di roaming – l’aggravio tariffario che deriva dall’uso di un network diverso da quello del tuo operatore – vengano finalmente aboliti alla fine di quest’anno. Eppure, è ben difficile che questo accada: sotto pressione degli operatori telefonici, i governi nazionali hanno chiesto di rinviare tutto al 2018.

Per cercare di salvare capra e cavoli, qualche giorno fa la presidenza lettone di turno ha avanzato una proposta: i cittadini europei, quando si trovano in un altro paese dell’Unione, dovranno avere la possibilità di fare 5 minuti di telefonate, mandare 5 Sms e scaricare 10 megabyte gratis al giorno, per sette giorni. Se non si trattasse di una cosa seria, ci sarebbe da ridere a crepapelle.

La questione è seria perché tutto questo fa evidentemente a pugni con l’idea del mercato unico del lavoro, dei beni e dei servizi. Qualunque imprenditore, professionista o lavoratore che si trovi a operare su scala europea deve sopportare costi incompatibili con il sogno d’integrazione europea. Oppure, più verosimilmente, deve telefonare poco e usare internet pochissimo. Gli Stati Uniti sono una federazione e l’Unione Europea no, ma non si vede perché una differenza politica e istituzionale debba fare una simile differenza sul mercato e nella vita della gente che lavora.

Qualsiasi iniziativa, legge o regolamento, che incoraggi la nascita di reti di comunicazione paneuropee – esattamente come AT&T, Sprint o Verizon sono panamericane – sarebbe da applaudire. Ma il bello è che un gran numero di operatori (che in media ricavano dal roaming il 5% del proprio fatturato) ha già oggi una dimensione continentale. Eppure, invece di sventolare la bandiera europea, preferiscono agitare al vento tante bandierine nazionali.

Il Daily Telegraph ha appena rivelato che Google, che in America si prepara a diventare un operatore telefonico virtuale, è in trattativa con la Three – la versione inglese dell’italiana Tre – per offrire ai propri clienti americani roaming zero quando si trovano in Europa. Se ciò accadesse, i cittadini europei incasserebbero, oltre al danno, anche la beffa.

C’è poco da fare: i tempi cambiano. Quando, nel remoto 1951, venne posata la prima pietra della costruzione europea con il Trattato di Parigi, le pedine sullo scacchiere dell’integrazione erano il carbone e l’acciaio. Al giorno d’oggi, l’Europa unita si può fare soltanto al telefono.

 

Pubblicato il 16.4.15 su Eureka, un blog de L’Espresso

 

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