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La Nokia e il touch-screen del destino

In Mondo Digitale by Marco MagriniLeave a Comment

SSiamo a febbraio del 2007. In un albergo alla periferia di Helsinki, in Finlandia, c’è in corso una riunione della European Business Leaders Convention, una sorta di pensatoio annuale, sommessamente finanziato e promosso dalla Nokia. A cena, seduto accanto a me, c’è un top manager di quell’azienda, che è anche la bandiera di una nazione. Impossibile non fargli una domanda piccante.

«Ha visto lo smartphone che ha appena presentato Steve Jobs? Ancora l’iPhone deve arrivare sul mercato, state preparando una risposta?».

«Non ce n’è bisogno. Abbiamo già sperimentato anni fa i telefoni con il touch-screen, ma alla gente non piacciono».

Al che, ho ricambiato il suo sorrisetto e non ho detto nulla. Ho solo pensato – lo giuro – che la Nokia era destinata a un rapido declino.

Un anno e mezzo dopo, con l’arrivo del secondo modello di iPhone e con l’avvento dell’App Store (grazie al quale Jobs infonde nella sua piattaforma il lavoro creativo di decine di migliaia di sviluppatori di tutto il mondo), la Nokia perde prima il podio di numero uno della telefonia cellulare, dopodiché le sue quote di mercato di riducono al lumicino.

Ma non avrei mai immaginato quello che sarebbe successo dopo.

Per salvare il colosso finlandese viene chiamato per la prima volta un manager non finlandese: il canadese Stephen Elop. Il quale, già manager Microsoft, mette subito in chiaro le cose: una società con lo standing di Nokia non può dipendere dalla rivale Google e dal suo sistema operativo. Quindi la Nokia abbandona Android e sale sul carro di Windows mobile che, per di più, in quel momento non è ancora arrivato sul mercato. Qualche giornale scrive che Microsoft finirà per comprarsi Nokia, ma Elop smentisce indignato.

A quel punto, la gente smette di comprare telefoni Nokia con Android e quando arrivano i primi Nokia con Windows le cose vanno anche peggio. Così, il ramo telefoni dell’azienda finlandese viene comprato da Microsoft per pochi spiccioli, Elop incassa un bel bonus (oggetto di pubblico scandalo a Helsinki) e torna a lavorare da dove era venuto. Finché la Microsoft non decide, poche settimane fa, di abbandonare per sempre il marchio Nokia.

In realtà, il cuore del marchio Nokia batte ancora. La vecchia Nokia è rimasta, molto più piccola ma tutto sommato ancora rilevante, con l’altro ramo di business: tecnologie per le comunicazioni. La quale, giustamente, cerca di diversificare il suo raggio d’azione.

Proprio oggi ha fatto un annuncio che ha ispirato il racconto triste di questo blog appena nato: l’anno prossimo arriva sul mercato, a cominciare dalla Cina, un tablet Android con il marchio Nokia, battezzato N1. Secondo “Time” è «incredibilmente uguale all’iPad Mini».

Eh sì, ci potete scommettere: ha anche il touch-screen.

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