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La Croce del Sud

In Travel Notes by Marco Magrini1 Comment

Non è una di quelle cose che si vedono tutti i giorni. O meglio, per osservarla bisogna viaggiare lontano: gli antichi navigatori ci mettevano mesi e settimane; ai nostri tempi bastano una dozzina di ore d’aereo. Ma nessuno può mettere in dubbio la bellezza e la fascinazione della Croce del Sud. La costellazione – che ricorda giustappunto una croce, ancorché imperfetta – è la più famosa dell’emisfero australe. Non a caso, è rappresentata nelle bandiere nazionali di Australia, Nuova Zelanda, Brasile e Papua Nuova Guinea.

L’ho nuovamente incontrata la settimana scorsa, durante un viaggio in Cile. Mi trovavo a sud di Santiago, vicino al villaggio di Pucòn, dal quale si osserva la vetta fumante del vulcano Villarrica, tornato in attività di recente. La mia meraviglia si è riaccesa perché, in quella zona poco abitata e quindi priva di inquinamento luminoso, lo spettacolo della Via Lattea in una notte senza luna è semplicemente sbalorditivo. È stato così che ho deciso di provare a scattare una foto alla Croce del Sud con la mia nuova macchina fotografica e sono rimasto a bocca aperta.

Il risultato è in mostra qui sopra. In alto, spostate leggermente a destra, in mezzo a una bolgia cosmica di luce che proviene da un distante passato, campeggiano le quattro stelle della costellazione: Alpha Crucis, la più luminosa e alla base della croce e poi, in senso orario, Beta Crucis, Gamma Crucis e Delta Crucis.

Il fatto curioso è che questi nomi risalgono all’inizio del Cinquecento. Tremila anni prima che la Croce del Sud servisse a orientare i navigatori (e purtroppo i Conquistadores) nell’emisfero australe, quella costellazione la vedevano anche gli antichi greci, che però la ritenevano parte integrante del Centauro. Poi l’asse della rotazione terrestre si è gradualmente spostato e la Croce del Sud è diventata visibile, giustappunto, solo a Sud. «Così leggiadra e bella che nessun altro segno celeste vi può essere paragonato», scrisse nel 1518 il navigatore che la battezzò, insieme alle singole stelle che la compongono.

Costui si chiamava Andrea Corsali. Nato a Firenze da famiglia empolese, fu un esploratore a servizio di Cosimo de’ Medici, di Lorenzo e di papa Leone X (un Medici anche lui). Piuttosto sconosciuto in Italia (Firenze e Empoli gli hanno intitolato solo una strada di periferia) è curiosamente molto noto in Australia, per il semplice fatto che aveva intuito la presenza di un continente a sud della Nuova Guinea, peraltro senza esserci mai stato.

Per carità, non si tratta di fare la solita retorica sullo splendore della Firenze e della Toscana che furono. Ma un po’ di rimpianto, se non di nostalgia, per quell’era in cui la ricerca del sapere veniva al primo posto, sarebbe bene averceli. È certo che i Medici potevano permettersi cose che nessun mecenate moderno può eguagliare. In compenso, sarebbe sbagliato pensare che non ci sia più nulla da scoprire, anzi. Le straordinarie scoperte scientifiche degli ultimi 50 anni ci hanno fatto capire, socraticamente, quanto ancora non sappiamo. Lo spirito di ricerca e il senso di avventura potrebbero essere identici, nel Sedicesimo come nel Ventunesimo secolo.

Ah, a proposito. Fra Firenze e Alpha Crucis ci sono 352 anni-luce.

 

Questo articolo, tratto dalla rubrica «Giromondo», è stato pubblicato su Toscana24 il 24.3.1015