Il G20 ha ancora i piedi nell’era fossile

In Energia & Clima by Marco MagriniLeave a Comment

 

Qualche mese fa, due senatori repubblicani, uno dell’Arizona e uno del Tennessee, hanno sostenuto che è arrivata l’ora di sospendere definitivamente i sussidi federali all’energia eolica. Per incredibile che sembri, c’è ancora qualcuno che critica gli aiuti pubblici alle fonti energetiche rinnovabili. Le quali – per dirla in parole semplici – sono il principale strumento a disposizione del genere umano per evitare un cambiamento climatico disastroso nel lungo periodo: un cambiamento dei connotati del pianeta Terra.

Eppure, la realtà è terribilmente diversa. Secondo l’ultimo World Energy Outlook, pubblicato lunedì scorso dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, le energie rinnovabili (eolico, solare, biomasse e idroelettrico) hanno ricevuto nel 2013 la bellezza di 120 miliardi di dollari di incentivi statali, come ad esempio il Conto Energia in Italia. Ma i combustibili fossili hanno ricevuto molto, molto di più: 550 miliardi. Una cifra mostruosa che include sovvenzioni dirette, esenzioni fiscali e, ovviamente, la vendita di benzina a prezzi più bassi per incoraggiare la crescita economica (come fanno Cina e Stati Uniti), nonché la vendita di benzina a prezzi stracciati per fini demagogici. In Arabia Saudita la benzina costa 32 centesimi di euro al litro (al cambio di oggi), e  in Venezuela 3 centesimi soltanto.

Se vi sembra clamoroso, sappiate che non è finita qui. Uno studio appena pubblicato da due think tank, Odi di Londra e OilChange International di Washington, ha fatto il conto di quanto investono i paesi del G20 per finanziare l’esplorazione di nuovi giacimenti fossili: petrolio, gas e in qualche caso anche carbone, di gran lunga la sorgente più dannosa di gas ad effetto-serra. E il conto produce 88 miliardi di dollari l’anno di sussidi alla ricerca, che si aggiungono ai sussidi alla produzione e al consumo. Nel dettaglio ci sono 49 miliardi di aiuti statali alle imprese pubbliche (nel cui conteggio, ad esempio, non ci sono le private ExxonMobil o Chevron, ma nemmeno l’Eni visto che il Governo italiano non ha una quota di maggioranza); 23 miliardi di esenzioni fiscali e 16 di finanziamenti.

In sostanza, i primi venti paesi industrializzati del mondo, quelli che consumano gran parte dell’energia disponibile, dicono di voler mantenere l’aumento della temperatura media planetaria entro la soglia dei 2 gradi come raccomandato dagli scienziati. Ma fanno tutta un’altra cosa.

 

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