Il futuro burrascoso della selenopolitica

DI MARCO MAGRINI

Nel giro di qualche anno, tuttalpiù qualche decennio, avremo una materia in più sulla quale scrivere e parlare: la selenopolitica. Comprensibilmente, sarà meno complicata della geopolitica, per il semplice motivo che sulla Terra (gheo in greco) siamo in sei miliardi e sulla Luna (selénì) non c'è nessuno. Ma sarà altrettanto imprevedibile e interessante.

Due giorni fa, Russia e Cina – che in geopolitica hanno storicamente recitato la parte del cane e del gatto – hanno annunciato di essere pronte a darsi la mano e a cooperare almeno sul fronte dell'esplorazione lunare. «Questa collaborazione – dice Anatoly Perminov, capo dell'Agenzia spaziale russa – si rivelerà alquanto promettente. Finora, siamo stati noi a vendere loro pezzi di strumentazione. Ma, da adesso, punteremo sullo sviluppo di veri e propri progetti in comune». L'intesa potrebbe includere una partecipazione cinese al progetto russo di mandare una sonda su Phobos, una delle due lune di Marte, in programma per il 2009. Ma, a quanto sembra di capire, presto o tardi anche qualche cittadino russo e cinese metterà piede sulla nostra Luna, dopo la saga americana inaugurata nel 1969 da Neil Armstrong e compagni.

Già, gli americani. Si affrettarono ad andare sulla Luna, in una sorta di appendice spaziale della Guerra Fredda che si combatteva quaggiù, solo perché i russi li avevano preceduti – dodici anni addietro – nel lancio dello Sputnik I, il primo satellite artificiale della storia. Se russi e cinesi sono cane e gatto, gli americani sono un qualche altro animale (scegliete voi), comunque capace di dare fastidio ad entrambi.

È dal remoto 1971, dai tempi di Apollo 17, che nessun essere umano mette piede sulla Luna (lasciamo perdere il fatto che sul web fioriscono teorie secondo le quali la Nasa non è mai stata sul nostro satellite naturale, ma ha ingannato il mondo grazie a immagini e reperti contraffatti). Adesso gli Stati Uniti vogliono tornare in pista: dopo Apollo, c'è Orion, il nuovo velivolo a stelle e strisce per l'esplorazione spaziale che, in corso di realizzazione da parte della Lockheed Martin, prenderà presto il posto dello Shuttle anche con l'obiettivo di portare altri esseri umani sulla Luna.

Orbene, nel bel mezzo del nulla lunare ci sono sei bandiere americane che testimoniano di altrettante visite da parte di astronauti americani. Ma ce ne sono anche di sovietiche – memorie di un tempo che fu – tutte lanciate da moduli lunari senza uomini a bordo. Grazie al cielo però, né Usa né Russia reclamano la proprietà di quei terreni, pardon, di quelle fette di luna. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico, siglato nel 1967, assoggetta la Luna alla stessa normativa che regola le acque internazionali. E fa anche di più: vieta che la Luna possa essere usata un giorno come base militare.

Dunque, sembrerebbe non esserci grande spazio, per la selenopolitica: uno scenario con cinesi e russi che mirano alla conquista del Mare della Tranquillità, dove gli uomini di Apollo 11 piantarono la prima bandiera. Dopotutto, la geopolitica ha già partorito nel 1979 un altro, pomposo trattato: il Trattato della Luna, concepito proprio con l'idea di impedire lo sfruttamento del nostro amato satellite naturale da parte di una sola nazione. Un trattato carico di buon senso e – diciamo la verità – di lungimiranza. Peccato che, a ratificarlo, siano stati solo Kazakhstan, Marocco, Olanda, Pakistan, Filippine e Uruguay.

14.09.06

disegno di Domenico Rosa
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