Il software prende il vizio di telefonare a casa

DI MARCO MAGRINI

Trent'anni fa, la rivista Time colse tutti di sorpresa nominando il Personal Computer «macchina dell'anno», al posto dell'abituale «uomo dell'anno». Da allora, sotto la spinta propulsiva della rivoluzione digitale, tutto l'hardware che ci ha cambiato la vita – dal primo personal fino allo smartphone o all'iPod – è stato celebrato in ogni modo possibile. Ma il software?

È il software (come ben sa Bill Gates) che ha fatto ricco il mondo. Senza quei milioni e poi miliardi di righe di codice scritte con la matematica binaria fatta di uni e di zeri, il Pc non si accenderebbe, il telefono non chiamerebbe, l'iPod non suonerebbe. Sarebbe l'ora di fargli un monumento. Se non fosse che la sua immaterialità lo rende etereo, impercepibile, mal rappresentabile in una scultura equestre.

Ora, il guaio è che il software, con la crescita e l'adolescenza, sta sviluppando qualche attitudine malsana. Lasciamo stare che i primi giochi stavano dentro a un file da 64 kilobyte, quando ora richiedono tre o quattro gigabyte: sono manie di grandezza. Il problema è che alcuni software hanno preso il vizio di telefonare a casa.

Il primo software che telefona a casa (phones home, dicono in America) è il Windows Genuine Advantage, inventato dalla Microsoft per consentire all'utente di verificare se la propria copia di Windows è originale o illecitamente copiata. All'inizio l'installazione era facoltativa. Poi è diventata obbligatoria, per coloro che vogliono scaricare i patch di aggiornamento dalla Microsoft. Dopodiché, si è scoperto che quel software "telefonava" tutti i giorni a casa (ovvero alla Microsoft) comunicando informazioni sulla macchina e sul software installato.

In America, informa la Associated Press, sono annunciate due cause legali, che puntano a diventare class actions, cause collettive. La Microsoft ha già rivisto la politica della chiamata quotidiana, anche se rimane una qualche forma di controllo sulla legalità del sistema operativo in uso. «Èuna specie di violazione della proprietà digitale – dice Marc Rotenberg della Electronic privacy information center – perché c'è qualcuno che accede al tuo sistema senza chiederti il permesso». Di sicuro però, la Microsoft non è la sola.

Anche la Apple, scrive il mensile MacWorld, ha aggiunto una "chiamata a casa" nella recente uscita del Mac Os X versione 10.4.7, ma l'azienda di Steve Jobs ha assicurato che non vengono trasmesse informazioni sull'utente o sulla sua macchina. La vera piaga si chiama spyware, minuscolo software che si diffonde come i virus, ma è più perfido: ruba e trasmette informazioni sul conto dell'ignaro utente. Con la connessione internet always on è inevitabile. Al che sorge la domanda: e se questi non fossero casi isolati?

Non a caso, circolano già delle teorie cospirative. È venuto fuori che la National Security Agency, d'intesa con tre compagnie telefoniche, ha un database sconfinato sulle telefonate degli americani. E qualcuno si è chiesto: e se anche i Pc fossero spiati, per ragioni di "sicurezza nazionale"? Nòva24 ha girato la domanda a due esperti. «Si può fare, quindi lo fanno di sicuro», risponde John Young, l'animatore di Cryptome.org, un discusso sito dedicato alla «società della sorveglianza». «Si può fare, ma nessuna azienda, tantomeno Microsoft, rischierebbe di essere implicata in uno scandalo simile», ribatte Phil Zimmermann, autore del celebre software di criptaggio Pgp.

Hal 2000, il sinistro protagonista digitale di «2001 Odissea nello Spazio», ha turbato i nostri sogni giovanili, ben prima che l'éra digitale diventasse realtà. È stato il simbolo della cattiveria fatta macchina. Ma, a ben pensarci, quella sua antropoide malvagità stava tutta nel software.

10.08.06

disegno di Domenico Rosa
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