E l'olio della frittura finisce nel serbatoio

DI MARCO MAGRINI

All'Esposizione universale di Parigi, nel 1900, il signor Rudolf Diesel non usò il gasolio, per far ascoltare al mondo lo scoppiettìo del motore che lui stesso aveva inventato. Usò l'olio di arachidi. «L'olio vegetale può essere prodotto con la soia, i girasoli, le palme e addirittura alcuni tipi di alghe», assicura Willie Nelson, una celebrità americana che – alla non tenera età di 73 anni – s'è messo a fare l'imprenditore: con altri tre soci, ha fondato WillieBiodiesel. Un'azienda che commercializza in sette Stati, Texas incluso, un carburante derivato dalle eccedenze agricole americane. «Le emissioni di anidride carbonica sono ridotte dell'80% – reclamizza Nelson – puzza di meno, funziona con tutti i motori diesel, e i motori durano più a lungo».

L'America sta ad ascoltare. Sarà perché Julia Roberts si è lanciata in una campagna per promuovere i biocarburanti che provengono dai raccolti made in Usa. Il collega Morgan Freeman è nel consiglio di amministrazione della Earth Biofuel. E lo stesso Willie Nelson – il più popolare dei cantautori country del Paese – compare con coda di cavallo, barba bianca e chitarra nelle pubblicità del suo WillieBiodiesel. Oppure sarà perché gli americani trovano insopportabile pagare la benzina 3 dollari al gallone (meno della metà dei prezzi che corrono in Europa). Fatto sta, che il biocarburante è di moda.

Secondo il National Biodiesel Board, l'anno scorso i consumi di biodiesel sono triplicati. E quest'anno raddoppieranno, a quota 56 milioni di litri. Certo, nulla di comparabile con i 225 miliardi di litri di carburante diesel tradizionale bruciati nel 2005. Ma la tendenza è segnata. E c'è anche qualcosa di più

In America stanno nascendo cooperative per trasformare, su scala locale, l'olio di soia. Ma c'è addirittura chi fa tutto in proprio. «Si può modificare il motore e usare l'olio vegetale così com'è – ha detto Dan Goodman della Business School dell'Università del Maryland all'agenzia Afp – ma è in qualche modo illegale. Oppure si può trasformare l'olio in biodiesel, che funziona ed è legale». Per la verità, è pure un po' pericoloso. Bisogna filtrare l'olio e osservare mille precauzioni. Però intanto Goodman produce 1.200 litri il giorno, in una fattoria dove convergono gli olii usati dai ristoranti della zona. Sì, proprio quelli delle fritture. «Il nostro carburante fa marciare i 15 bus scolastici della zona», dice Goodman con soddisfazione.

Di fatto, sul web fioriscono le pagine dove si insegna a traghettare gli olii delle fritture fin dentro al serbatoio. Non che sia una cosa semplice: bisogna comprare metanolo, isopropano, guanti, attrezzi, occhiali, cartine di tornasole e quant'altro. E poi ci sono le controindicazioni: usando solo il biofuel casalingo, si rischia di danneggiare le guarnizioni di gomma. «L'ideale - si legge su Veggiepower.org - è mescolare il carburante tradizionale con un 20% di biodiesel».

«Oggi l'impiego degli olii vegetali può sembrare insignificante – sentenziò Herr Diesel dodici anni dopo l'Esposizione di Parigi – ma, col passare del tempo, diventerà importante alla pari del petrolio». Come profezia, lascia un po' a desiderare. Eppure, il sogno moderno di quest'inizio secolo – farsi una piccola Arabia Saudita nel cortile di casa – potrebbe trasformarla in realtà.

27.07.06

disegno di Domenico Rosa
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