DI MARCO MAGRINI
E così, dopo Google Earth, Google Video e Google Print - solo per citare le più recenti conquiste del Re Mida dell'internet - abbiamo anche Google Calendar, un eccellente sistema per mettere la propria vita online e condividerla con chi ci pare. A questo ritmo, è impossibile prevedere cosa diventerà fra dieci anni Google, l'azienda che meglio di ogni altra è riuscita a dominare il suo mercato cercando di comprendere, e anticipare, i bisogni degli utenti. Noi, sommessamente, le suggeriamo di sviluppare Google Brain.
Spesso i computer vengono paragonati al cervello umano. Ma non solo è diversa la loro architettura e la capacità di calcolo, è molto diversa anche la memoria a disposizione: se un hard disk arriva oggi a 500 gigabyte (500 miliardi di byte), il disco fisso della mente umana è certamente più capiente.
Le sinapsi nel cervello di un adulto - le "giunture" cerebrali che consentono ai neuroni di funzionare in rete - sono stimate fra i 100mila e i 500mila miliardi. Anche se non sappiamo come tradurre questa cifra in bit, l'esperienza comune (ad esempio quando un suono o un odore ci riportano a un'esperienza lontana nel tempo) suggerisce che la nostra memoria ssai più capace di un hard disk. Ecco perché Google Brain sarebbe molto, molto utile.
Certo, Google, la nuova regina del software, dovrebbe buttarsi anche nell'hardware, producendo un chip da collegare alla corteccia cerebrale. Ma i vantaggi sarebbero enormi. Incontrando per la strada una faccia vagamente nota che ti saluta con entusiasmo, non faresti più figuracce. Il pensiero che gli esami non finiscono mai, smetterebbe di trasmettere ansia. E, nell'economia della conoscenza, il sapere distribuirebbe ancor più profitti di oggi. Senza contare che il motore di ricerca cerebrale sarebbe assai più multimediale del web: già negli anni 60, molti scienziati (incluso Richard Feyman) assumevano Lsd per sperimentare gli orizzonti segreti della memoria umana, dove restano incisi perfino i suoni, i sapori e gli odori. «Qui dentro - dice accarezzandosi la testa il pianista Andrea Turini, incontrato per caso in treno - c'è tutto Bach, Chopin e quasi tutto Beethoven». Ma Google Brain sarebbe utilissimo anche a lui.
L'idea è fantascientifica ma, manco a dirlo, perseguita attivamente: già tre anni fa, all'Università della Southern California di Los Angeles hanno cominciato a studiare (coi finanziamenti del Pentagono) l'impianto di un chip di silicio al posto dell'ippocampo, negli animali da laboratorio. È plausibile immaginare che un giorno (non troppo) lontano, l'idea di Google Brain non sarà più inverosimile com'è oggi.
Certo, occorrerà scrivere del software adeguato, ad esempio per non indicizzare i ricordi tristi del database neuronico. In compenso, con la possibilità di rivedere i sogni per davvero a occhi aperti, ognuno potrebbe farsi - come direbbero a Hollywood - una library di contenuti personalizzati. Sarebbe unj po' come spalancare i confini della memoria.
A proposito: mi era venuto in mente che Google Brain ha anche delle controindicazioni. Ma adesso non me le ricordo.
20.04.06

disegno di Domenico Rosa
![]() |
||||||||||