Hitchcock e la battuta del cinema digitale

DI MARCO MAGRINI

L'avessero raccontata ad Alfred Hitchcock (che ha percorso la storia del cinema fino al 1980) si sarebbe ammazzato dalle risate: «Nell'aprile del 2006, le major di Hollywood cominceranno a vendere agli americani film fatti di numeri, che arrivano direttamente dentro i computer. Il primo a essere messo in circolazione, racconta la storia di due cowboy omosessuali». Nel 1980 sarebbe stata una barzelletta. Oggi è realtà.

Le major di Hollywood hanno appena deciso di guadare il loro Rubicone digitale. «Brokeback mountain», la storia d'amore più bella e controversa della stagione, è scaricabile dai siti di Movielink e di CinemaNow, entrambi controllati dai giganti della celluloide che fu. I due siti però, non sono nati ieri. La novità è che oggi consentono ai clienti di scaricare film recenti e di possederli a vita. All'improvviso, i Drm - pezzetti di software che regolano e controllano l'uso delle copie digitali, popolarizzati dall'iTunes Music Store della Apple - sono diventati accettabili agli occhi delle majors. «La diffusione della banda larga - dice Sean Carey, capo della Sony Pictures home entertainment - ha fatto il resto».

In verità però, Hitchcock farebbe bene a ridere: la nuova offerta di film digitali assomiglia davvero a una barzelletta. Da due giorni, Movielink vende i file di seconda visione (commercializzati in contemporanea con i Dvd) a 26,99 dollari l'uno. Però c'è un'offerta speciale per «King Kong», a 19,99. Peccato che il Dvd dello stesso film sia acquistabile su Amazon a 16 dollari. CinemaNow offre l'ultimo «Zorro» con Antonio Banderas a 19,95, contro i 30 del Dvd: dieci dollari di differenza paiono tanti, ma con la versione offerta in download non c'è la copertina, non ci sono i contenuti speciali e ci sarà sempre qualche grattacapo, nel fare la copia di sicurezza su disco. E intanto, le grandi catene come WalMart o Target vendono Zorro scontato, a 20 dollari.

Perché Universal, Sony, Warner Bros, Mgm, Paramount e 20th Century Fox abbiano cambiato strategia all'improvviso, è semplicissimo: quando, tre mesi fa, la Apple ha aggiunto all'offerta di musica anche popolari serial televisivi come «Desperate housewives», ha ottenuto un successo che nessuno - forse neppure la Apple - immaginava. Segno che il mercato è pronto. Resta invece un mistero perché abbiano scelto una strategia così complicata e così poco coraggiosa. Un mistero antico: nessuno capirà mai perché le majors della musica abbiano esitato per tre anni a lanciarsi nei download mentre Napster le azzannava, salvo poi dare in licenza alla Apple i loro interi cataloghi.

Ah, a proposito: è inutile che cerchiate sul web le offerte di Movielink e di CinemaNow. Vi diranno che non siete in America e che per voi non ci sono download disponibili. Anche Hollywood è figlia dell'«American Century» e il mondo globalizzato del nuovo secolo può attendere.

«Content is king», si è sentito dire per anni: chi possiede i diritti su film, musica e programmi tivù, la fa da padrone. Intanto però, in questo esatto istante, qualche decina di migliaia di film digitali sta transitando gratis in una selva di computer, da un capo all'altro del mondo. Di sicuro, ce n'è anche qualcuno firmato da Hitchcock. Fosse vivo, smetterebbe di ridere.

06.04.06

© il Sole-24ore - Tutti i diritti riservati

disegno di Domenico Rosa