DI MARCO MAGRINI
Prima è sceso in campo Bill Gates, l'uomo che ha riscritto il Sogno americano. «Gli Stati Uniti - ha detto il fondatore della Microsoft in una recente uscita pubblica - hanno un computer speciale per la mia denuncia dei redditi: quelli usati abitualmente non ce la fanno, a tener conto di tutte le cifre». Con una fortuna personale stimata in 47 miliardi di dollari (e di fatto originata da una giovanile passione per il calcolo e i calcolatori), il novello Creso sta facendo un tour dei campus americani per incensare le meraviglie della matematica. Inclusa la matematica dei redditi.
Poi è arrivato George W. Bush, l'uomo che ha riscritto la Pax americana. «Un sacco di gente pensa che la matematica e la scienza non facciano per loro - ha detto a una folla di ragazzini radunati a Albuquerque, nel New Mexico - sapete com'è, l'algebra sembra un po' pesante. E francamente li capisco». Quel che il presidente voleva dire, era che i giovani devono studiare di più la matematica. Difatti, di lì a poco, nel discorso sullo Stato dell'Unione ha annunciato la Competitiveness Initiative, un investimento federale da 5,9 miliardi di dollari «per incoraggiare l'innovazione e per dare ai figli della Nazione solide basi scientifiche e matematiche».
L'America ha sete di matematica. I dati dicono che tra il 2000 e il 2004 - ovvero a partire dallo sboom di Borsa - i 36 maggiori dipartimenti di computer science hanno assistito a un calo del 20% nelle iscrizioni. L'amministrazione Bush ha devoluto alla ricerca scientifica gli stessi 132 miliardi di dollari ogni anno e non ha ascoltato la National Academy of Science che ne chiedeva almeno dieci in più, adesso che è cresciuta a dismisura la quota riservata alla ricerca militare. «Non vogliamo correre il rischio - recita un appello a Bush firmato da Gilbert Omenn, presidente della Aaas, la più grande associazione di scienziati americani - di mettere il Paese e la nostra economia della conoscenza, nella condizione di dover rincorrere qualcun altro».
Quel qualcun altro, ahinoi, non è l'Europa. Ma l'Asia, tutto quel fermento intorno al calderone dov'è in cottura la Superpotenza cinese. Degli 830 miliardi di dollari investiti in ricerca e sviluppo nel 2002 - sono i dati dell'ultimo Science Report dell'Unesco - il 31% veniva dall'Oriente, che era al 26% tre anni prima. Al giorno d'oggi, la quota è ulteriormente salita. Dunque, proprio in quel 2002, l'Asia ha superato per la prima volta l'Europa (27%). Se la matematica non è un opinione, i pesi e le misure della crescita economica stanno per cambiare.
La matematica è alla base della fisica. La quale ci ha dato la microelettronica. La quale ha moltiplicato la conoscenza e le comunicazioni, aprendo in barba a quella che fu la New Economy una nuova epoca nella storia umana. Ormai siamo avvolti negli algoritmi: dai pagamenti al supermercato alle telefonate, fino alle interrogazioni su Google. Ma, a detta di molti, questa è solo la preistoria. «L'Einstein dei computer non si è ancora visto - dice Bernard Chazelle, professore a Princeton - ma arriverà». Il premio in palio è grande. Vince il Paese che darà, a quell'Einstein, il passaporto.

disegno di Domenico Rosa
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