DI MARCO MAGRINI
C'è un sistema operativo, molto più vecchio di Windows Xp, che funziona a meraviglia: con poche istruzioni, e con un modesto dispendio di energia, è addirittura capace di replicare l'hardware che lo fa "girare". E il bello è che è pure open source. Lo chiamano genoma. È il sistema operativo della cellula.
Il concetto di «biologia sintetica» apparve per la prima volta su Nature, in un articolo del 1913. Dopodiché è scomparso, salvo riaffiorare negli anni 80, quando la tecnologia del Dna ricombinante ha aperto la strada alle prime applicazioni biotech. Oggi però, è diventato di moda: solo negli ultimi tre anni, sono apparsi un centinaio di paper scientifici sul tema. E Craig Venter, lo scienziato-imprenditore che per primo ha messo in sequenza le basi di un genoma umano, già si autodefinisce un «biologo sintetico».
Venter sta costruendo una versione sintetica del genoma del mycoplasma genitalium, la più semplice cellula conosciuta. Costituito da appena 580 chilobasi (migliaia di basi), può addirittura essere tagliato e incollato in vitro. L'obiettivo? Cercare di ridurre le informazioni e arrivare a costruire una cellula-base: il minimo del software, con il minimo dell'hardware. Ma pur sempre cellula vivente.
Gli scienziati si interrogano - e si dividono - sulla definizione di unità di vita. David Deamer, professore in California che già trent'anni fa sognava di costruire una protocellula, ha elencato dodici requisiti: ci deve essere una membrana, capace di catturare energia, di mantenere certe proprietà elettrochimiche, di incapsulare macromolecole e di dividersi. Le macromolecole devono essere in grado di crescere, di evolvere e anche di immagazzinare le informazioni. A loro volta, queste devono saper mutare e dirigere la crescita. Infine, la cellula deve avere geni e enzimi capaci di essere replicati e condivisi con le cellule figlie. Veramente un po' complicato.
Fatto sta, che almeno un centinaio di laboratori in tutto il mondo stanno cercando di tagliare questo ennesimo traguardo. Il che va inevitabilmente a interferire col dibattito - sempre più acceso - sull'origine della vita. C'è chi non crede che un sistema operativo così funzionale, e certamente più affidabile di Windows, non sia stato scritto da nessuno. Peccato che tutti gli indizi lascino intuire il contrario.
Potrebbe essere solo questione di tempo. La scienza va avanti: sono passati cinque anni, da quando è stato messo in sequenza il genoma umano. E ora, anche mettendolo a confronto con quello del topo, del cane, della gallina - tutti scritti nella stessa lingua delle basi azotate A, C, G e T - centinaia di laboratori di tutto il mondo cercano di capire la funzione dei singoli geni. È assai probabile che ci riusciranno. Ma la scienza va anche indietro: alcuni ricercatori del Weizmann Institute in Israele hanno trovato nelle ossa fossili degli aggregati cristallini che meglio preservano il Dna. Forse un giorno potremo anche confrontare il nostro genoma con quello degli antenati.
Le prove che ci sia un disegnatore della vita, scarseggiano. Ma il nuovo orizzonte della biologia sintetica - farmaci straordinari, rischi impensabili - si sta popolando di una pletora di aspiranti disegnatori. Speriamo che siano intelligenti.
09.02.06

disegno di Domenico Rosa
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