Guai a dire: «È vero, l'ho letto sull'internet»

DI MARCO MAGRINI

La prima volta che John Seigenthaler fece notizia fu nel 1954, all'età di 27 anni. Giovane cronista del «Tennessean» - il giornale della natìa Nashville - fu spedito su un ponte dove un tal Gene Williams stava per togliersi la vita. Con uno stratagemma, si avvicinò all'aspirante suicida, lo afferrò per il colletto e lo trattenne con forza. «Non ti perdonerò mai», lo fulminò Williams, mentre veniva trascinato via dalla polizia.

La seconda volta fu quando - per soli due anni - divenne assistente del ministro della Giustizia Robert Kennedy, ai tempi in cui il di lui fratello John Fitzgerald era presidente degli Stati Uniti: mentre tentava di difendere un giovane che protestava per i diritti civili dei cittadini afroamericani, venne pestato a sangue da alcuni membri del Ku Klux Klan.

La terza occasione è arrivata la settimana scorsa. Seigenthaler - da tempo in pensione, dopo essere stato il primo direttore di «Usa Today» e per anni presidente della American Society of Newspaper Editors - ha scritto un articolo per rivelare, fra l'incredulo e lo scandalizzato, che sull'internet la sua reputazione è stata messa sottosopra. «Per un certo periodo - recitava la sua biografia su Wikipedia, l'enciclopedia online alla quale chiunque può contribuire - è stato sospettato un suo coinvolgimento negli assassinii di John e Bob Kennedy, ma niente a suo carico è stato provato».

Il giornalista 78enne racconta di essersi messo a caccia del suo malizioso biografo, ma senza successo. Una traccia c'era e Jimmy Wales, il geniale fondatore di Wikipedia (che ha prontamente ristabilito la reputazione digitale di Seigenthaler) gliel'ha fornita: 65.81.97.208. È l'indirizzo Ip di un cliente di BellSouth, fornitrice di accessi alla Rete. Peccato che la legge impedisca a BellSouth di rivelare il nome che sta dietro al quel numero.

Wikipedia è un fenomeno senza precedenti. Il prossimo 15 gennaio avrà solo cinque anni di vita e già raccoglie quasi due milioni di articoli scritti in 82 idiomi, inclusi il bantù e il napoletano. «L'enciclopedia gratuita che chiunque può scrivere», recita lo slogan coniato da Wales. Il numero degli autori è elevatissimo ma ignoto, così come la loro identità. L'edizione inglese, la più ricca, è già un valido sostituto a qualsiasi edizione cartacea, non foss'altro perché aggiornatissima. Ma, il caso Seigenthaler - e la conseguente polemica - hanno già spinto Wales ad annunciare una revisione delle regole del gioco.

Comunque sia, la lezione è che la conoscenza digitale va sempre presa un po' con le molle. Chiunque può fare scherzetti come quello accaduto a Seigenthaler, il quale lamenta anche che la sua presunta complicità nei due omicidi più celebri del Novecento è rimasta online per ben 132 giorni. Nell'éra dell'informazione, quelle antiche espressioni del tipo «l'ho letto sul giornale», «l'ho appreso dall'enciclopedia» non sono traghettabili nel nuovo mondo. Chi spara certezze dicendo «l'ho letto su internet», rischia di rivelarsi uno sprovveduto.

Seigenthaler, sprovveduto non è di certo. Eppure, sono curiosi i suoi interrogativi sull'identità del perfido e ignoto biografo. Chi vuole che sia se non Gene Williams, quello che su un ponte di Nashville gli giurò vendetta?

8.12.05

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disegno di Domenico Rosa