I misteri dello zeitgeist e la zuppa inglese

DI MARCO MAGRINI

In un treno ci sono un americano, un francese, un tedesco e un italiano...». Quante ce ne saranno al mondo, di barzellette che cominciano più o meno così? Il motivo è semplice: i luoghi comuni - gli inglesi mangiano male, i tedeschi sono rigidi e gli italiani tutti casanova - hanno una straordinaria vis comica. Inoltre, sono riadattabili a piacimento (nelle versioni straniere gli italiani hanno tutt'altra fama) e si possono pure riciclare (i belgi stanno ai francesi come i carabinieri agli italiani).

Da qualche anno, però, la barzelletta nazionalista è fuori moda. Sarà forse perché, al giorno d'oggi, i luoghi comuni vengono misurati con rigore scientifico.
Per esempio, sappiamo con precisione che durante il mese di settembre gli israeliani avevano in testa le celebrazioni del Rosh Hashana, il capodanno ebraico. Gli americani erano preoccupati dagli uragani Katrina & Co. I brasiliani, con l'imminenza della denuncia dei redditi, pensavano soprattutto alle tasse. I cileni, fatalisti nel loro isolamento, all'oroscopo. I russi, chissà perché, ai mobili. Gli italiani - beh, era fine estate - pensavano nell'ordine a Miss Italia, Valentino Rossi e la Juventus.

In tedesco c'è una bella parola, Zeitgeist - lo spirito dei tempi - per indicare il clima culturale e intellettuale di un Paese in un certo momento storico: se la inventò un filologo nel 1769.

Due secoli e mezzo più tardi non abbiamo più un erudito a descrivere lo spirito dei tempi, bensì un algoritmo. È l'algoritmo che consacra il dominio digitale di Google: ogni giorno, milioni di persone pongono milioni di domande al motore di ricerca. Il solito algoritmo le mette in classifica e voilà, lo Zeitgeist è servito.

All'indirizzo www.google.com/press/intl-zeitgeist.html si può vedere che Rosh Hashana, Katrina, Receita Federal, Horoscopo, Mebel' e Miss Italia erano a settembre le parole-chiave più gettonate dai cittadini di sei Stati diversi e lontani fra loro. Ma si possono imparare un sacco di altre cose. Che all'improvviso gli irlandesi vanno pazzi per il sushi. Che la donna più desiderata del mondo è l'ereditiera Paris Hilton. Che la sindrome acuta da «Grande fratello» ha colpito un po' dovunque. Che i cinesi leggono per davvero gli editti del Partito unico. E che - dopo una rapida occhiata - le domande più intelligenti arrivano, indovinate un po', dagli indiani.

E qui sta il punto. Si dice che la moltitudine abbia sempre ragione. Che ci sia una mano invisibile - una sorta di saggezza collettiva - che fa funzionare i mercati, le reti, le organizzazioni complesse. Eppure, a leggere lo "spirito dei tempi" registrato da Google, il nostro parrebbe un pianeta dove si gioca, si compra, si guarda la tv, ci si accoppia e poco altro. In gran parte, si tratta di un'illusione matematica: le parole dello Zeitgeist digitale vincono solo di poche frazioni percentuali, sul mare magnum delle domande poste quotidianamente a quel pozzo di conoscenza collettiva che chiamiamo web. Il quale, nonostante tutto il progresso scientifico e tecnologico, non sa ancora rispondere alle più ataviche domande, del tipo: ma perché gli inglesi mangiano così male?

3.11.05

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disegno di Domenico Rosa