DI MARCO MAGRINI
L'anno scorso ha vinto otto Grammy con un disco solo: «Genius Loves Company», consegnato alla storia come l'ultima fatica in studio di Ray Charles. E quest'anno ci riprova, con un'altra megaproduzione appena uscita sul mercato: «Possibilities», il nuovo disco del pianista Herbie Hancock, che duetta con vecchie glorie (Santana, Sting, Paul Simon, Annie Lennox) e astri nascenti (da Christina Aguilera a John Mayer, da Angélique Kidjo a Damien Rice). Se anche questo disco trionfasse agli "oscar" della musica americana, sarebbe il più grande successo di tutti i tempi: quale discografico è salito due volte sul podio del Grammy producendo due dischi soltanto?
Ma c'è qualcosa di più. Questa parvenu dell'industria musicale, non sbuca da qualche altro ramo dello show business; non è figlia di Hollywood o di Broadway. Viene da Seattle, l'ultimo angolo d'America, dov'è nata nel 1971 - con il nome di Starbucks - sotto le spoglie di una semplice caffetteria. È figlia del signor Howard Shultz che nell'83, durante il suo primo viaggio a Milano, intuì che il caffè poteva essere qualcosa di più di una bevanda: come succede in Italia, poteva essere cultura.
Da allora, Starbucks ha abbandonato i confini di Seattle, trasformandosi - in appena vent'anni - nella più grande catena di caffetterie del mondo: 4.666 in America e 2.873 in altri 34 Paesi. Italia esclusa, perché Shultz - oggi celebrato come uno dei grandi manager d'America - ha pensato bene che sarebbe stato impossibile importare qui l'idea che lui stesso ha esportato nel mondo.
Dopodiché, con questa potenza commerciale a disposizione, Shultz ha pensato: cos'altro potrei vendere? La musica, si è risposto. Così, cinque anni fa Starbucks ha comprato una piccola casa discografica, Hear Music, con l'idea di rastrellare i diritti di canzoni celebri e produrre delle compilation da vendere insieme al caffè. La cosa è andata bene. Al che, Shultz ha progettato il grande salto. In partnership con la Vector Music e la Warner Music, ha coprodotto e codistribuito «Genius Loves Company», che solo nei negozi Starbucks ha venduto 700mila copie. Adesso, per l'album di Hancock, sta sperimentando nuove alleanze con la radio satellitare Xm e con la United Airlines. L'appuntamento è a febbraio, per l'edizione 2006 dei Grammy. Vedrete che quel piccolo caffè di Seattle arrafferà qualche altra statuetta.
La rivoluzione digitale ha scompigliato le carte in tavola: fra il mondo reale e quello virtuale, circola più musica illegale che a pagamento. I giovani consumano quantità di musica mai raggiunte nella storia, eppure i fatturati delle majors - Sony Bmg, Universal, Emi e Warner - sono in declino anno dopo anno. Finora è stata la Apple (azienda costruttrice di computer) l'unica capace di costruire un mercato legale per le canzoni online. Ai discografici - com'è comprensibile - gira un po' la testa. Forse dovrebbero sedersi e ripensare il loro modello di business. Se possibile, sorseggiando un caffè.
20 ottobre 2005
disegno di Domenico Rosa
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