DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA Yves Fortier fa l'arbitro internazionale. Come si conviene, le sue decisioni possono fare la gioia o il dolore dei concorrenti, così come quelle dei rispettivi tifosi. Ma possono anche avere un peso economico rilevante. Tuttavia, se le decisioni del plaudito Pierluigi Collina o dell'infamato Byron Moreno possono aver spostato qualche milione di euro nei conti economici dei club di calcio, quelle di Fortier - peraltro assai più ponderate - valgono molto, molto di più. La prossima decisione che lo attende è da 34 miliardi di dollari.
La scorsa estate, la Corte permanente d'arbitrato dell'Aja ha incaricato Fortier di presiedere la giuria di arbitri internazionali - abitualmente chiamati a dirimere le grandi contese fra imprese, fra Stati, o fra imprese e Stati - che dovrà decidere se dare ragione o meno gli azionisti della Yukos. I quali chiedono al Governo russo la bellezza di 34 miliardi di danni. «Non sarà un affare semplice», ammette Fortier con un commento molto british.
In effetti siamo a Londra: in Fleet Street, nella sede della London Court of International Arbitration (Lcia), dove Fortier deve dirimere una contesa fra un'azienda irlandese e lo Zambia. Ma lui british non è. È un québécois verace: nato a Québec City in Canada, 71 anni fa, è dai primi anni 60 che lavora nello studio legale Ogilvy Renault di Montreal, salvo una lunga parentesi a New York, quando è stato ambasciatore canadese presso le Nazioni Unite. «Al rientro - racconta - non me la sentivo più di tornare in tribunale da avvocato. Così ho proposto ai miei partner di potermi dedicare agli arbitrati internazionali». Il bilancio è più che positivo: la rivista «American Lawyer» ha appena nominato Fortier primo arbitrator al mondo.
«Èuna questione di reputazione - spiega -. Quelli che fanno il mio mestiere (al mondo saranno meno di cento), devono essere scelti o accettati dalle controparti. Controparti che, è bene precisarlo, arrivano all'arbitrato come all'ultima spiaggia, quando tutte le mediazioni sono già state tentate. Ecco perché la tua reputazione dev'essere indiscutibile». Ed ecco perché Fortier sarà chiamato a decidere se il crollo della Yukos - dal sequestro delle azioni all'arresto di Mikhail Khodorkovskij - è da imputare a una strategia del Governo russo o no. Ben sapendo che, più che il Governo, qui ci sono in gioco il Cremlino e Vladimir Putin. E che quei 34 miliardi di dollari rappresentano la posta più alta mai messa in gioco in un arbitrato internazionale. Anche qui, come nel calcio, c'è una terna arbitrale: Stephen Schwebel, prescelto dalla Federazione russa, Daniel Price per il gruppo Menatep (quella che fu la holding di Khodorkovskij) e Fortier, presidente, nominato dalla Corte dell'Aja.
Scusi, ma la vicenda Yukos ha fatto rabbrividire l'opinione pubblica mondiale: come farà a non essere prevenuto? «Lei forse ragiona sulla base di quello che ha letto sui giornali o ascoltato alla tivù. Noi decideremo sulla base dei documenti presentati e sulle testimonianze ascoltate. Ogni storia ha due lati della medaglia e non puoi fare l'arbitro internazionale se non ti avvicini a ogni caso con la mente aperta». E qui Fortier mette le mani avanti: «Sto parlando con lei solo perché gli azionisti di Yukos hanno già scelto di informarne la stampa: il mio lavoro è solitamente coperto da riservatezza assoluta». In altre parole, la maggior parte degli arbitrati internazionali arriva alla sentenza senza che i giornali se ne accorgano. Uno degli arbitrati famosi (e noti) di Fortier, è quello che opponeva la società Eurotunnel a Francia e Regno Unito: una causa da un miliardo di dollari.
Certo, la partita Yukos-Cremlino vale 34 volte tanto. «Ci siamo già riuniti una volta, a fine ottobre - racconta l'avvocato canadese - per fissare le procedure e il calendario: adesso è attesa la presentazione delle memorie delle parti, poi le controdeduzioni. L'udienza per ascoltare i testimoni è stata convocata nel giugno 2007». Tempi lunghi. E lunghe letture. «La settimana scorsa ho seguito una causa presso l'International Centre for Settlement of Investment Disputes di Washington, il braccio della Banca mondiale sul fronte degli arbitrati: ho spedito i relativi documenti al mio ufficio di Montreal. Erano 17 scatole. Può immaginare cosa accadrà con il caso Yukos...». Sì, ma davvero la Russia sarebbe disposta a pagare i 34 miliardi di danni, qualora voi lo decideste? «C'è un trattato internazionale, la Convenzione di New York, che impegna i Paesi firmatari a rispettare le decisioni arbitrali: quasi tutti i Paesi del mondo hanno aderito. Chi non rispetta la Convenzione è destinato a diventare un reietto della comunità internazionale».
Qualcuno ha mai tentato di corromperla? «No, mai. Ma mi imbatto in casi di presunta corruzione». Voi arbitri guadagnate in rapporto alle dimensioni economiche della contesa? «No, c'è una specie di onorario sulle ore lavorate, che cambia a seconda dell'istituzione che vigila sulla controversia, come l'Lcia di Londra, dove siamo adesso. Guadagno molto meno degli avvocati che si presentano davanti a me». E dove sta il trucco? «Ho i vantaggi dei giudici tradizionali, senza averne gli svantaggi. In più vedo il mondo, incontro persone di grande levatura».
E il bello è che Fortier fa contemporaneamente altri mestieri. È presidente dello studio Ogilvy Renault, della Alcan (il colosso multinazionale dell'alluminio), nonché governatore della Hudson Bay Company, la società fondata 340 anni fa dalla Corona inglese, che fu proprietaria di due terzi del Canada e che è stata recentemente scalata. Poi è membro della Trilateral Commission. E Kofi Annan lo ha nominato mediatore - un "mestiere" non troppo dissimile da quello dell'arbitro - nella contesa territoriale fra Gabon e Guinea Equatoriale.
Il mondo è grande. Ma la globalizzazione l'ha reso piccolissimo. «Negli ultimi quindici anni - commenta Fortier - gli affari internazionali si sono moltiplicati e, con loro, i casi di arbitrato. C'è spazio per l'arrivo di nuovi arbitri». Come il grande business del pallone, il grandissimo business della litigiosità internazionale attraversa le sue crisi e i suoi momenti di gloria. Per la finale dei Mondiali a Monaco, basta aspettare ancora pochi mesi. Per la finale Yukos-Cremlino c'è un po' più di tempo. Yves Fortier metterà sul tavolo - ancora una volta - la sua reputazione. Ma stavolta non passerà inosservato: i teleocchi del mondo staranno a guardare.