Aqua, focu, vento e terra

Il «Cantico delle creature» di San Francesco, un inno di gioia per le risorse naturali, non potrebbe essere più moderno: oggi il genere umano deve ridare ordine agli elementi.

(da «Nòva, il Sole-24Ore», 30 marzo 2006)

di MARCO MAGRINI

Giovanni di Bernardone non sapeva che l'acqua è fatta di una miriade di atomi d'ossigeno e d'idrogeno. Non sapeva che, a bruciare gli idrocarburi fossili, si ottiene molta più energia che dal legno. Non sapeva come possa la terra trasformare un seme in pomodoro. E neanche sapeva che l'atmosfera, l'aria, il vento sono miliardi di miliardi di atomi trattenuti intorno al pianeta dalla forza di gravità. Eppure, la sapeva lunga.

Giovanni di Bernardone, meglio noto come San Francesco d'Assisi, era al tempo stesso meravigliato e grato dell'esistenza di sora Aqua, di frate Focu, di matre Terra e di frate Vento. Il suo accorato e romantico «Cantico delle creature» – che, scritto in volgare, è uno dei testi più antichi della letteratura italiana – dice e ripete «laudato si' mio Signore», in una preghiera che è permeata di gratitudine e di una visione positiva della Natura. San Francesco, vissuto fra il 1182 e il 1226, non sapeva nulla, di quel che sappiamo oggi.

Eppure, il suo Cantico non avrebbe potuto essere più moderno.
Dai suoi tempi a oggi, il genere umano ha scoperto che la Terra è tonda. Ha imparato a domare l'acqua, a sfruttare tutta l'energia disponibile, a coltivare terre incoltivabili e – pensate un po' – ha imparato pure a usare l'aria per volare più in alto degli uccelli che Francesco amava tanto.

In tutto questo però, ha fatto anche un bel po' di confusione. Negli ultimi due secoli – un battito di ciglia, nella sua lunga storia – il genere umano ha rimodellato, mescolandoli, i mattoni della materia elencati nella Tavola periodica. Il carbonio fossile imprigionato sottoterra, è stato bruciato e liberato nell'atmosfera. Azoto, fosforo e potassio – coniugati in mille modi diversi – sono stati aggiunti alla Terra per fertilizzarla. In generale, gli elementi atomici sono stati piegati alla sua volontà. E lo stesso dicasi dei quattro elementi acqua-aria-terra-fuoco, concepiti in Grecia ancor prima di Socrate, e dati per scontati ai tempi medievali di San Francesco.

Se il Cantico della creature è moderno, è anche perché il consenso degli scienziati di oggi – senza bisogno di scomodare le tesi ambientaliste più radicali – è ormai pressoché unanime: per sopravvivere senza drammi, il genere umano deve rimettere ordine agli elementi.

Basta vedere cos'è successo al recente World Water Forum di Città del Messico, dove i Paesi si sono accapigliati sul documento finale, perché ancora non riconosce l'acqua come un diritto umano fondamentale. Intanto, un quinto del genere umano non ha accesso all'acqua pulita. E i cambiamenti climatici ne mettono a rischio un altro quinto.

Oppure, basta osservare le tensioni sull'energia. Non ci sono solo la guerra in Iraq e in generale i rapporti tesi contutto il Medioriente, per via di quei sedimenti che si sono concentrati lì sotto nel Giurassico. Come dimostrano il prezzo del petrolio o la vicenda del gas russo, l'inevitabile declino dei combustibili fossili si fa (e si farà) sentire in economia e in politica. E anche più in là: James Hansen, capo degli studi climatici della Nasa (agenzia federale americana), ha appena attaccato frontalmente il governo Bush, reo di «nascondere la verità»: «Abbiamo dieci anni per arrestare le emissioni-serra. Dopodiché sarà troppo tardi», ha detto.

Gli scienziati sono concordi anche sui rischi dell'erosione dei suoli, del supersfruttamento della terra, delle città che stanno sopravanzando le superfici coltivate. Ma anche sui rischi connessi alla qualità dell'atmosfera, all'inquinamento che fa diminuire la penetrazione del sole (l'effetto global dimming), all'aumento della temperatura per via dei gas-serra (l'effetto global warming). Insomma: sora Aqua, frate Focu, matre Terra e frate Vento ci danno ancora la vita. Ma non si sentono benissimo.

Nel 1963, l'inventore americano Buckminster Fuller coniò l'espressione Astronave Terra, per sottolineare i limiti delle risorse del pianeta e per raccomandare la loro conservazione. San Francesco da Assisi non sapeva che la Terra è tonda. Figurarsi se sapeva che ruota intorno al Sole, e poi intorno al centro della galassia e poi ancora intorno al gruppo locale di galassie, mentre tutto insieme si muove verso l'infinito, in un viaggio spaziale che dura da 13 miliardi di anni. Però la sapeva lunga. E aveva proprio ragione.

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