All'inizio fu la cumarina. La prima molecola sintetica mai usata in un profumo, fu "scoperta" in Francia nel 1878 ed estratta dalla tonka, una fava che nasce nelle regioni nordorientali del Brasile. All'olfatto dei comuni mortali genera al massimo il ricordo di un qualcosa di conosciuto, visto che quell'architettura di nove atomi di carbonio, sei di idrogeno e due di ossigeno è un po' il prezzem
olo dei profumi maschili. Ma non all'olfatto di Luca Turin. «Nella cumarina si sentono il fieno e il tabacco racconta un qualcosa di dolce e di erbaceo insieme, una miscela che suggerisce al tempo stesso un'idea di pulizia e un'idea di calore».
Non è solo la passione per i profumi, coltivata fin dall'età di sei anni, a fare di Turin un personaggio speciale. Non è neppure quel suo naso raffinatissimo, che l'ha portato a scrivere Parfums: Le guide, un successo editoriale in Francia nei primi anni 90. «Il Rush di Gucci si legge ad esempio nel libro, ormai introvabile ricorda l'alito di un neonato mischiato alla lacca per capelli della madre». Certo, non un naso sovrannaturale come quello di Jean Baptiste Grenouille, protagonista del romanzo Il profumo di Patrick Suskind. Eppure qualcosa di speciale in quest'uomo nato nel '53 a Beirut da genitori metà italiani e metà argentini ! ci deve essere, se la Random House ha appena pubblicato un intero libro su di lui, dal titolo nemmeno troppo dimesso: Emperor of Scent, l'imperatore del profumo.
Luca Turin è uno scienziato. Un biofisico che i casi della vita hanno trasformato da apolide della ricerca a genio incompreso, da romantico spiantato a potenziale milionario. Sembra incredibile a dirsi ma - anche nell'èra dell'esplorazione genetica e spaziale - i meccanismi dell'olfatto non sono conosciuti con matematica certezza. Solo dodici anni fa sono stati scoperti i recettori responsabili della nostra percezione. Il pensiero corrente attribuisce la percezione olfattiva alla forma delle molecole. Ma Turin la pensa diversamente: non è la forma, ma la loro vibrazione, a generare nel nostro cervello la sensazione del profumo. O della puzza.
L'idea origina in realtà negli anni Venti, quando il chimico inglese Malcolm Dyson sintetizza alcune molecole dalla forma molto simile e dall'odore molto diverso. «Solo nel '37 racconta Turin, che oggi vive e lavora fra l'Inghilterra e gli Stati Uniti arrivò a immaginare che non dipendesse dalla forma, ma dalla vibrazione. Peccato che l'idea facesse a pugni con l'ortodossia biochimica del tempo». L'idea viene però ripresa vent'anni più tardi dal canadese Robert Wright, che «pur commettendo qualche errore ha il merito di tenere viva un'idea altrimenti destinata a morire». Perché si chiedeva Wright una molecola di etanolo (CH3CH2OH) ha una forma così simile all'etantiolo (CH3CH2SH), eppure un'odore così diverso? «Perché non esiste vodka, in nessuna concentrazione alcolica, che puzzi di uovo marcio?», si è chiesto a lungo anche Turin.
Dopo aver viaggiato il mondo con il padre architetto che aveva costruito i campi dei profughi palestinesi per conto dell'Onu, e dopo aver imparato quattro lingue, Turin studia biologia all'University College di Londra. Poi va in America e si lancia sulla ricerca biolettronica, in pratica tentando di usare proteine come semiconduttori. Riesce a costruire un diodo con l'albumina e il suo brevetto è tutt'oggi di proprietà del governo americano, che l'ha rinnovato di recente. Ma l'idea o se volete l'ossessione dell'olfatto non lo abbandona, soprattutto quando si imbatte nei "nasi elettronici". «Se le proteine funzionano da semiconduttori, mi chiesi, perché il nostro naso non potrebbe funzionare come i nasi elettronici?».
Dopo lunghe peripezie e dopo un problema diplomatico per il quale lascia il posto al Cnrs (il Cnr francese), Turin riapproda nel '93 alla sua alma mater, l'University College di Londra, dove riesce a strappare un lavoro per due anni. «Un bel giorno racconta mentre ero in biblioteca, mi imbattei in un articolo che descriveva un tipo di spettroscopio completamente diverso da quelli conosciuti: invece di essere basato sull'ottica, era basato sull'elettronica». Invece dei fotoni, usava gli elettroni, più o meno come accade nel cervello. «Mi bastarono dieci minuti per capire che avevo trovato la soluzione: ero in grado di riconciliare gli studi di Dyson e Wright e anche di fare un bel passo avanti». Turin trova ulteriori verifiche alla sua teoria. Decide di scrivere un articolo per l'autorevole Nature. «Dopo un'attesa di undici mesi racconta mi dissero che non l'avrebbero pubblicato». Lo farà più tardi la rivista Chemical Senses, ovviamente senza suscitare alcun clamore.
Nel mondo sconosciuto dell'olfatto gravitano tre tipi di scienziati: «Gli psicologi che studiano le magliette sporche delle ragazze per penetrare il segreto dei ferormoni, i biologi che studiano i recettori e i chimici che fabbricano nuove fragranze, quasi tutti al soldo delle grandi corporation del profumo». A conti fatti, Turin non ha mai fatto parte di nessuna delle tre categorie. «Il mondo del profumo dice Chandler Burr, il giornalista che ha firmato Emperor of Scent dopo aver conosciuto Turin su un treno è un business enorme circondato da un'aura di mistero e riservatezza, che ha creato intorno a sé una cultura di sospetto per gli outsider».
Non ancora accettata dal mondo scientifico, la teoria di Turin porta con sé un risvolto affascinante: se è vero che funziona grazie alla vibrazione delle molecole, il misterioso senso dell'olfatto ha molto in comune con i sensi dell'udito e della vista (che funzionano rispettivamente grazie alla vibrazione dell'aria e delle onde elettromagnetiche). Ma c'è anche qualcosa di più. Turin non è certo rimasto con le mani in mano: adesso è chief scientist di Flexitral, una società nata l'anno scorso con capitali privati, che ha sede negli Stati Uniti, in Virginia, e in Inghilterra. «L'Unione Europea spiega Turin ha messo al bando dal 2004 una ventina di molecole che in qualche caso provocano allergie. E noi siamo al lavoro per trovare delle molecole sostitutive, che abbiano le stesse proprietà olfattive, ma senza l'effetto collaterale delle allergie».
I grandi produttori di essenze, come Givaudan, Iff o Firmenich, producono in genere un paio di nuove essenze all'anno, da rivendere tramite dei bandi di gara alle grandi case di profumi. Con il sistema tradizionale, ci vogliono mesi di prove e investimenti milionari, per produrre qualcosa di buono. Ma non con il sistema della Flexitral. «Ho scritto un algoritmo per il calcolo degli spettri, ovvero la frequenza e l'intensità delle vibrazioni spiega lo scienziato che "gira" su un cluster di computer, e grazie al quale siamo in grado di predire con rapidità e certezza il profumo di una molecola». Una molecola composta da dieci atomi può avere 24 vibrazioni diverse, a fronte di una tavolozza di profumi che è quasi illimitata come quella dei colori. Il risultato è che, in dodici mesi di attività, la Flexitral ha già prodotto quattro nuove molecole che saranno presto messe in vendita.
Fra queste, c'è anche il Tonkene, una molecola già brevettata negli Stati Uniti. Seppur "immaginata" e prodotta da un computer, ha il vantaggio di avere le stesse vibrazioni della cumarina senza provocare allergie. Eh già, perché l'antica e usatissima cumarina è finita anche lei nella lista nera della Ue. «Quando ho detto ad alcuni chimici del settore che stavo cercando un sostituto della cumarina racconta Turin si sono messi a ridere: loro stessi ci avevano provato per anni». Peccato che la Flexitral per fare tutto, dal primo calcolo fino al test finale della tossicità, abbia impiegato due mesi.
Adesso l'azienda, avviata con un investimento modesto (un milione di dollari), deve ancora decidere se fabbricare in proprio il Tonkene, se vendere il brevetto o se vendere solo la licenza per l'uso. Fatto sta, che saranno soldi. Ovvero l'ultima cosa che interessa Turin. «Certo, i soldi sono importanti confessa ma c'è ben altro che mi eccita, in questa avventura umana e professionale». Però non è un caso se Turin è uscito dal mondo accademico per entrare nell'industria. Chi ha un naso come lui, deve avere per forza anche un certo fiuto per gli affari.