Fra ventiquattrore scoppia il Carnevale. Santa Cruz De Tenerife città sullomonima isola delle Canarie è lì lì per lanciarsi in sette giorni di baccanali. «Dopo Rio de Janeiro, cè Tenerife», racconta divertito Ram Bhavnani, che a sessantadue anni ha trascorso ben oltre metà della vita in questo lembo di terra spagnola sullAtlantico, al largo del Marocco meridionale. Alla sua età, guarderà il Carnevale dallalto, dallottavo piano di un nuovo palazzo che saffaccia su Plaza de España, epicentro della festa. Eppure, in cuor suo avrebbe di che festeggiare.
Domani prenderà un aereo per Madrid: è atteso alla Banca di Spagna. Da qualche tempo, Bhavnani si gioca il ruolo di primo azionista di Bankinter istituto di credito madrileno che si è fatto un nome grazie a efficienza e innovazione nientepopodimeno che con Jaime Botín, fratello di Emilio, celebrato e discusso padre-padrone del Banco Santander Central Hispano. I due sfidanti, che non si sono mai visti né parlati, sono in prossimità del tetto massimo: il 10% del capitale. Adesso Bhavnani ha chiesto lautorizzazione per salire fino al 15% e presumibilmente lha fatto anche Botín. Ma se Botín, a lungo presidente di Bankinter, è un volto assai noto fra le mura della Banca centrale, Bhavnani è dir poco un oggetto ignoto. «Dovrò rispondere a un bel po di domande», dice lui col sorriso. Domande sul suo patrimonio, sui suoi progetti e, forse, anche sulle sue origini.
Di lì a ventiquattrore, sarebbe scoppiato il finimondo. Il Sindh la verde regione del fiume Indo, anticamente conosciuto come Sindhu è lì lì per far da teatro a uninsolita variazione sul tema della pulizia etnica. È il 1947. Limpero britannico ha da poco sottoscritto lindipendenza dellIndia, dalle cui costole viene separato il musulmano Pakistan, che si mangia anche il Sindh. Nella conseguente disputa territoriale origine delle ripetute Guerre del Kashmir, con effetti che si reverberano a oltre mezzo secolo di distanza esplode il caos. «Avevo tre anni, non ricordo niente», dice solenne Ram Bhavnani. «So solo che siamo dovuti fuggire dalloggi al domani, mentre la mia gente veniva rincorsa e decapitata durante lesodo».
I sindhi gli abitanti del Sindh, teatro di civiltà millenarie sono stati maltrattati dagli unni, dai greci, dagli arabi, dai persiani, dai turchi e dai mongoli. In compenso si sono sempre adattati, come testimonia la pacifica coabitazione di più religioni: dallInduismo al Buddismo, dal Brahmanesimo allIslam, dal Sikh al Sufismo, con un pizzico di credenze intermedie. Senonché, quando il Pakistan decide di traslocare in India tre milioni di uomini e donne sindhi se la prende in particolare con gli induisti, inclusa la famiglia Bhavnani. «Mi ricordo qualcosa dei campi-profughi; decine di persone che abitavano in una sola stanza. Ma soprattutto mi ricordo della disciplina alla scuola dei gesuiti, quando ci trasferimmo a Poona», racconta laspirante banchiere.
Con il 9,99% del capitale in mano, Bhavnani meriterebbe un posto nel consiglio di amministrazione di Bankinter. «Il mio prezzo medio di carico è di 31 euro», rivela candidamente. Oggi, alla vigilia del carnevale di Tenerife, Bankinter vale in Borsa 39,5 euro per azione. Facendo quattro conti, il sindhi Bhavnani ha messo sul piatto 218 milioni per comprare titoli che oggi ne valgono già 278. «Unofferta da consigliere non mi è arrivata e non capisco il perché», lamenta. Del resto, nel board di Bankinter siede Marcelino Botín, figlio di Jaime, in rappresentanza di quel nove e passa per cento della famiglia. Peccato che Bhavnani abbia in portafoglio una quota pari, se non superiore ai Botín.
Però neppure al Zaragozano, lavevano invitato in consiglio. Forse per via delle sue umili origini finanziarie. «Ho cominciato a interessarmi di Borsa nel 1984, partendo con poco e niente. Ho avuto fiuto e fortuna. Il primo colpo grosso è stato col Santander che, dopo la fusione col Central Hispano, mi ha fruttato 60 milioni di euro. Con quei profitti, sono andato dalle banche e ho chiesto ancora soldi». Altri soldi per investire. Stavolta nel Banco Zaragozano, dove Bhavnani è ugualmente arrivato intorno al 10%. Quando nel 2003 la Barclays ha fatto unofferta per comprare la banca spagnola, Bhavnani ha incassato un altro capital gain di 60 milioni. Al che, è andato in banca e sè fatto prestare altri soldi, per fare leverage e aprire la pratica Bankinter. «Con il Zaragozano spiega abbiamo annullato leffetto del crollo dei mercati del 2001. Insomma, dal 1984 non abbiamo mai perso una peseta». Se parla al plurale è perché nel libro-soci di Bankinter non cè scritto Ram Bhavnani. Cè scritto Casa Kishoo.
«Casa Kishoo? E che cosè?». Allaeroporto, in un ristorante e in un albergo di Santa Cruz, il negozio della famiglia Bhavnani ha leffetto di Carneade con Don Abbondio. Eppure Casa Kishoo è qui dal 1965, quando Ram arriva da Hong Kong, dove aveva lavorato per il commerciante sindhi Kishoo Rajwani, sposandone la figlia e accettando lincarico di direttore del bazar di Tenerife. I sindhi hanno lusanza di aiutarsi a vicenda, di sposarsi fra di loro e di fare affari tramite la rete sbocciata dalla loro diaspora. «Per me Tenerife rappresentava una specie di conto aperto col passato», spiega. Suo padre era venuto qui dopo la cacciata dal Sindh, in cerca di fortuna, trovando però lesatto contrario. «Era come se dovessi riprendermi quello che era stato tolto a lui».
Casa Kishoo, una società con investimenti mobiliari per 500 milioni di euro, cui si aggiugono undici alberghi alle Canarie e altre proprietà, è ancora oggi un bazar. Su diciotto dipendenti, oltre metà appartengono alla famiglia: cè Anil, il figlio di Ram, e cè il cognato, altro azionista di Casa Kishoo insieme allanziana madre (che era moglie del fondatore). Il negozio uno spazio grande e scalcinato su due piani, stracolmo di camicie, orsetti, calzini e soprammobili fabbricati in Asia esibisce una specie di tabernacolo alla memoria di Kishoo. Ma il vero culto è per Maharaj Jagat Singh, il maestro spirituale di Ram, di Kishoo e di tutta la famiglia, la cui foto è disseminata nel bazar, nellufficio e soprattutto a casa di Bhavnani, che è sì nella centrale Plaza de España, ma non assomiglia certo alla dimora di un milionario. «Non mangio carne e non bevo alcool. Credo che ci sia una verità in tutte le religioni e che ognuno si guadagni la felicità con la bontà e la generosità delle proprie azioni», sentenzia. Tutti dettagli che Botín sarebbe felice di ascoltare.
Chissà cosa gli chiederanno alla Banca di Spagna. Forse dei suoi bei debiti, che si aggirano sui 300 milioni. «Le banche sannno tutto di me: sanno che ho sempre onorato i prestiti», assicura. «Al Bankinter non voglio portare scompiglio: desidero solo occuparmi dei nostri investimenti, da buon azionista». Gli investimenti di Casa Kishoo e del suo clan.
Bhavnani dice di sentirsi fortunato e felice. Per un caso del destino, il nuovo edificio di Plaza de España che ospita la sua abitazione, sorge al posto di un rudere dove aveva vissuto suo padre. «È come le dicevo prima», sussurra. «Ho ripreso quel che avevano tolto a lui». Fuori dalla finestra soffia il vento frizzante dellAtlantico e Ram Bhavnani, il carneade milionario che vende cianfrusaglie, si prepara a diventare un qualcuno nella finanza spagnola. Domani lo aspetta un volo per Madrid. Intanto, a Santa Cruz de Tenerife scoppierà un altro Carnevale.