Il supermercato che possedeva il Canada
La Hudson Bay è tra le più antiche società del mondo. Aveva eserciti e dominava un territorio di 770 milioni di ettari. Oggi è soltanto una catena di grandi magazzini. (da «il Sole-24Ore», 24 giugno 2001)
di MARCO MAGRINI

Yves Fortier ha molti cappelli. Da avvocato, è presidente del più importante studio legale di Montreal e anche della London Court of International Arbitration. Da diplomatico, ha fatto l'ambasciatore canadese presso le Nazioni Unite ed è membro della Trilateral Commission. Da uomo d'affari, siede nel board di una decina di società. Ma soprattutto è governatore della Hudson Bay Company.
Quel titolo di governatore, può apparire un tantino pomposo. Non foss'altro perché la Hudson Bay — quotata alla Borsa di Toronto — non è nient'altro che una catena di grandi magazzini disseminati per lo sconfinato territorio canadese, che fatturano 11mila miliardi di lire, poco più della Rinascente. Ma il segreto è svelato già sulla copertina del bilancio 2000, approvato poche settimane fa dall'assemblea, dove c'è scritto: «trecentotrentunesimo esercizio».

Il principe Rupert aveva un cappello solo. Quello di membro della famiglia reale, cugino di re Carlo II d'Inghilterra: quanto gli bastava per vivere al castello di Windsor da vero signore. Fin quando il sovrano, per ricompensarlo di non aver mai tramato contro di lui — cosa rara per quei tempi — il 2 maggio del 1670 gli regalò un altro copricapo: quello di governatore della Hudson Bay Company (con il documento riprodotto qui a destra). A dire il vero, con qualche privilegio in più rispetto a Mr. Fortier: il regalo consisteva in quasi 4 milioni di chilometri quadrati di territorio canadese, affidati alla neonata società — una delle più antiche del mondo — di proprietà di Rupert e di un gruppetto di investitori suoi amici.
«Fin dall'inizio — racconta lo storico Robert MacNeil — la regale azienda non si occupò né di convertire gli indigeni alla cristianità, né di diffondere la british way of life: l'obbiettivo era commerciare. E fare soldi». Tanto per dare un'idea, nel 1676, la Hbc esportò liquori e fucili dall'Inghilterra al Canada per un valore — comparato alla valuta del tempo — di 650 dollari. Li offrì agli indiani in cambio di pellicce, che poi vendette a Londra con un utile netto niente male: 19mila dollari.
Il modello di business — per dirla con le parole di oggi — si rivelò eccellente anche negli anni a venire. Del resto, la Carta con la quale re Carlo regalò a Rupert tutto quel bendiddio, non fece altro che istituire il più grande monopolio della storia. Il sindacato non era stato ancora inventato e la London School of Economics non era nata. Così il management, comodamente alloggiato a Londra, pensò bene d'ispirarsi ai metodi della Royal Navy: il suono di una campana segnalava i cambi di turno, l'ora dei pasti e anche l'ora di andare a dormire. E visto che i milioni di ettari intorno alla Baia di Hudson erano raramente baciati dal sole e letteralmente congelati nove mesi l'anno, l'ufficio risorse umane — che forse non si chiamava esattamente così — invece dei normali colloqui, per quasi due secoli risolse in altro modo il problema delle assunzioni: di tanto in tanto, assoldava dalle isole Orkney centinaia di ragazzini sotto i vent'anni e li portava in Canada. Il motivo? Abituati al clima della Scozia del nord, erano gli unici in grado di sopravvivere nelle Terre di Rupert, come venivano chiamati quei possedimenti sulle carte geografiche del tempo.
Si sa che i monopolisti possono tutto. Senonché nel 1697, dopo che Rupert era morto e al suo posto era arrivato il Duca di York (più tardi re Giacomo II), un altro monopolista francese di nome Luigi XIV decise di lanciare un takeover ostile sulla Hbc. Talmente ostile che la flotta francese affondò tre navi da guerra della Hudson Bay e conquistò quasi tutte le fortezze della società scalata, lasciando di stucco i suoi reali azionisti. Solo diciassette esercizi più tardi — con il Trattato di Utrecht — gli inglesi si ripresero la Baia e la Hbc tornò al suo business as usual. Che poi è anche il suo business attuale. «La nostra era una società commerciale tre secoli fa — osserva il governatore Fortier con un largo sorriso — ed è una società commerciale ancora oggi, nonostante i cambiamenti del tempo». Che non son stati né pochi, né trascurabili.

Come si intuisce dal nome, monsieur Fortier è del Quebec. Il che rappresenta un po' una rivincita per il lato francese del Canada visto che, qualche decennio dopo Utrecht, le scaramucce con gli inglesi ricominciarono, per finire in una guerra ben più sanguinosa della precedente, vinta da Londra nel 1759 con la resa di Quebec City. Per la Hudson Bay fu un altro giorno di festa: era tornata ad essere la padrona assoluta del Canada. «Nei decenni successivi — racconta Fortier — alle orecchie degli europei il nome Hudson Bay Company era un sinonimo di Canada».
E invece, a insidiare il ritrovato monopolista, spuntarono nuovi concorrenti. Certamente privi dei mezzi finanziari del Re Sole, ma anche più determinati nel raccogliere nuove business opportunities. «Erano rudi scozzesi, irlandesi in cerca di avventure e yankee veterani del commercio di pellicce sul Mississippi», racconta MacNeil. Tutta gente poco rispettosa delle regole di mercato. Eppure sufficientemente furba da organizzarsi: nel 1770 fondarono la North West Company e dimostrarono al mondo il valore economico della competizione. Nel mezzo secolo seguente Hbc e North West crearono, per così dire, un'enorme valore per gli azionisti esplorando e occupando territori fin lì sconosciuti. Anzi, come sempre accade, i nuovi concorrenti fecero anche di meglio: furono i primi a commerciare su entrambe dall'Atlantico al Pacifico, spingendosi fino alla Cina. E si dice anche che i loro cappelli di castoro, uno dei simboli del Canada nell'immaginario collettivo, fossero spesso di qualità migliore di quelli della Hbc.
Ovviamente, le pratiche anticoncorrenziali si sprecavano: i trading post della Hudson Bay che venivano assediati manu militari; e poi trappole, guerriglie, rapimenti, uccisioni. La Hudson Bay — con la sua dotazione di flotte e di eserciti — rispose con altrettanta veemenza per almeno trent'anni. Fin quando gli amministratori della North West, esausti, non si presentarono a Londra nel 1820 per proporre una fusione fra le due società. Si misero d'accordo. Anche se poi, come capita tutt'oggi, l'operazione finanziaria assomigliò più a una scalata che a una fusione. D'un colpo, la Hudson Bay Company si trovò a dominare un territorio di settecentosettanta milioni di ettari, che andavano dall'Artico alla California, dal Labrador all'Alaska.
L'anno dopo, il Parlamento britannico votò una legge che limitava il monopolio dell'azienda sul commercio di pelli ad altri 21 anni, che poi fu rinnovato per altri 21. Ma era evidente che le cose stavano cambiando, a cominciare dallo scenario politico e sociale. La Hbc si trovò a confrontarsi con le smanie di conquista degli americani da un lato e con la rivolta organizzata dalle popolazioni meticce, nate dalla miscela genetica degli indigeni con gli scozzesi e i francesi. Nel 1867, con il British North America Act, la Terra di Rupert entrò a far parte della nuova Confederazione canadese.
Poi ci si mise nel mezzo anche la moda: sui mercati, i cappelli di castoro non avevano più l'appeal di un tempo. Così, l'azienda non potè far altro che allargare la sua offerta commerciale, trasformando pian piano i trading post in veri e propri negozi dove si vendeva di tutto. Nei primi tre decenni del Novecento, la rivoluzione fu definitiva. Negli anni '30, gli azionisti della società — tutti inglesi — scelsero la strada dell'Ipo: il collocamento in Borsa al London Stock Exchange. Uscirono dal capitale, trasformando la Hudson Bay in una public company. Più o meno contemporaneamente, scattò la diversificazione: investimenti in attività minerarie, petrolifere, oltre all'istituzione del più grande mercato del mondo per acquisti e vendite di pellicce.
Tuttavia, il passare degli anni — anche in quello che lo storico Eric Hobsbawm ha definito il «secolo breve» — si fece sentire di nuovo. Nel 1987 la Hudson Bay Company, piegata dai debiti, dagli alti tassi d'interesse e dalla recessione, decise di concentrarsi di nuovo nel suo core business: vendette petrolio e casa d'aste e, forse sbagliando, anche i Northern Stores che originavano dall'antica North West, che tutt'oggi esistono e gli fanno concorrenza (ma senza più incendiargli i grandi magazzini).
Pian piano, la società ha perso anche la sua secolare anima britannica: il titolo Hbc è quotato solo a Toronto, e il quartier generale è rimasto solo in Canada dopo che una decina di anni fa è stata chiusa la sede di Londra, affacciata proprio davanti al ponte di Blackfriars, dove fu trovato esanime Roberto Calvi. L'anno scorso, con l'uscita dal board dell'ultimo consigliere di sangue inglese, si è simbolicamente chiusa un'era.

Fortier è il quarto governatore canadese. «La mia carica pare un po' altisonante — ammette lui stesso — in realtà sono il presidente non esecutivo del consiglio di amministrazione. Ma abbiamo ancora un governatore in tributo alla secolare storia della compagnia, che rappresenta un pezzo di storia del Canada». Un grande pezzo, in realtà, come dimostrano gli archivi della Hbc a Winnipeg, un enorme museo sulla storia di questo gigantesco paese. Ma il pezzo forte sta al quinto piano del quartier generale di Toronto, dislocato manco a dirlo in Bay Street: chiusa dentro una teca di vetro, c'è la Carta pomposamente vergata da re Carlo II, con la quale si affidava a Rupert e alla Hudson Bay un dominio smisurato su un territorio smisurato.
Oggi le catene di grandi magazzini della Hbc sono due: The Bay e Zellers. La somma dei due fatturati supera quella di Sears Canada nella graduatoria nazionale del settore: 7,5 miliardi di dollari canadesi. Nel 2000, l'anno dei grandi consumi, hanno battuto i record di redditività sotto la guida di George Heller, numero uno esecutivo dell'azienda. Nel primo trimestre del 2001, l'anno dei grandi ripensamenti, sono finite in perdita. «La Hudson Bay — dice Fortier — è la più antica società del mondo ancora in attività e i canadesi sono fieri della sua storia». Una storia affascinante, quanto carica di un secolare esercizio della forza, della violenza e soprattutto del potere. In mezzo a bigiotteria e lavatrici, fra succhi d'acero e magliette, si può trovare ancora qualche pelliccia. Ma neppure un solo berretto di castoro.

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