(DAL NOSTRO INVIATO)
SIENA Craig Venter è l'uomo che ha spinto l'acceleratore della ricerca genomica. Mezzo scienziato e mezzo imprenditore, al volante della Celera Genomics ha trovato il modo di accorciare i tempi della mappatura del patrimonio genetico di cinque esseri umani, costringendo a una corsa sfrenata i rivali dello Human Genome Project (finanziato con soldi pubblici invece che dal Nasdaq), anche un tantino discutibile. Ma adesso, in vista della curva dopo il rettilineo, tira il freno. «Ci vorrà tutto il secolo, per capire gli intimi meccanismi che legano i geni alle proteine e alle loro funzioni» dice. Venter ha appena ricevuto la laurea honoris causa dall'università di Siena e si appresta a incontrare la comunità scientifica che si raccoglie intorno allo stabilimento senese della Chiron, con la quale ha stretto un'interessante alleanza operativa.
Scusi, ma dopo il suo lavoro, acclamato con tanto di conferenza stampa alla Casa Bianca, tutti dicono che basteranno 20 anni, forse meno, per conoscere i «segreti della vita»...
Il prossimo passo è capire i meccanismi che legano il codice scritto nel Dna alle proteine. Ma sarà un'impresa colossale: esistono 250mila proteine, che hanno a che fare con 100mila miliardi di cellule che compongono mediamente un corpo umano. Il codice genetico determina in larga parte il comportamento di queste proteine, ma non è una relazione a senso unico. L'idea che ci sia un gene che produce una proteina che espleta una sola funzione è ormai morta e sepolta. É un'idea che ha creato una lunga serie di malintesi.
Me ne dica uno.
Sarà molto difficile trovare una malattia collegata a un solo gene. Sento qualcuno che parla del gene della fibrosi cistica. La verità è che in quel gene si riscontrano variazioni che portano all'asma o alla bronchite cronica, ma non alla fibrosi cistica. C'è una serie enorme, e ancora sconosciuta, di interrelazioni. L'universo proteico è fatto da centinaia di migliaia di componenti che cambiano, talvolta drasticamente, in tempo reale. Potremmo paragonare una cellula del fegato alla città di Siena, con decine di migliaia di persone che si spostano, agiscono, interagiscono. Siena rimane sempre Siena. Anche una cellula epatica resta una cellula epatica. Eppure domani succederanno fatti, sia dentro che fuori Siena, che influenzeranno la vita di questa città ma che nessuno di noi può prevedere. Lo stesso si può dire di ogni singola cellula.
Lei parla di un'impresa difficile, ma quanto difficile?
É una questione di tempo, di uomini e di risorse. Per la prima volta nella storia, è potenzialmente possibile arrivare a una risposta a qualsiasi domanda in campo biologico. Ma non ci sono abbastanza risorse e abbastanza persone per farlo. Ecco perché credo che questa scommessa richiederà l'intero secolo.
Scusi se insisto, ma alcune aziende della genomica asseriscono che fra 20 anni sapremo tutto
Se è per questo, la Incyte parla di dieci anni. Ma nessuno ha mai sentito la Celera dire una cosa del genere.
Ma non abbiamo la mappa? Non avete nei vostri computer la cartina con le strade di Siena, della Toscana e dell'Europa?
Sì, ma non c'è un algoritmo capace di prevedere cosa succederà domani in questa città. Non sappiamo se a quell'incrocio ci sarà un'incidente, né il nome del turista che andrà a pranzo nel ristorante qui sotto. La conoscenza di cui abbiamo bisogno include un numero enorme e imprevedibile di interazioni dinamiche. Il codice genetico ci farà sapere molto delle funzioni di una proteina, ma la maggior parte dell'informazione non è codificata nei geni: perché le proteine hanno un loro livello di informazioni e rispondono diversamente ai cambiamenti dell'ambiente. Che cos'è il codice genetico? A cosa serve? Al 99% dobbiamo ancora scoprirlo.
Lei si sente più scienziato o imprenditore?
La gente è solita tracciare una distinzione artificiale fra questi due mestieri. Ma non è così marcata. Per trovare i fondi, per organizzare la macchina della ricerca, devi avere delle doti imprenditoriali. Anche se sei uno scienziato e lavori in un laboratorio pubblico, devi comunque competere con gli altri scienziati degli altri laboratori per ottenere i fondi. E poi devi fare i conti con il budget, come qualsiasi imprenditore.
A proposito di budget: la Celera ha chiuso il 2000 in rosso e la perdita è cresciuta rispetto al '99, anche se un po' meno di quanto prevedevano gli analisti. Quando vedrete il pareggio?
Noi non stiamo perdendo soldi: stiamo investendo nella ricerca di base. É vero che spendiamo più soldi di quanti ne guadagnamo, ma è anche vero che abbiamo un milione di dollari da investire. Questo può apparire in contrasto con un'economia che guarda con apprensione all'andamento trimestrale delle aziende, ma il nostro business - per sua natura - guarda al lungo periodo.
Ma avrete una vaga idea di quando approderete al profitto?
A dire il vero, no. Di sicuro non nei prossimi cinque anni. Io so soltanto che l'anno prossimo quattro nostri business (la banca dati, il settore agricoltura, le attività legate al supercomputing e i servizi ai laboratori) cominceranno a guadagnare qualcosa. A quel punto, con tutti i soldi che abbiamo in cassa, potremo permetterci di finanziare la nostra ricerca per altri dieci anni. Se mi accontentassi dei profitti che vengono dagli abbonati alla nostra banca dati genetica (il 90% dei laboratori del mondo è già nostro cliente), farei molto scontenta Wall Street, che ci chiede di investire sul futuro. Stiamo costruendo un laboratorio per la ricerca proteomica, uno per la chimica e stiamo anche preparandoci a far nascere un'impresa farmaceutica da zero.
Vuol dire che siete pronti a riaggiustare dinamicamente il modello di business, un po' come quella cellula epatica che cambia continuamente?
Sì, più o meno è così... Stiamo sviluppando un business sul fronte della diagnostica che potrebbe richiedere tre o quattro anni per maturare. Puntiamo a farmaci capaci di curare il cancro o altre malattie, che potrebbero avere bisogno di sette o di dieci anni. Quando la ricerca è avviata, non si possono fare troppe previsioni. Ma il nostro modello di business non punta ad avere un'azienda in lieve utile che capitalizza due miliardi e mezzo di dollari, ma un'azienda con utili enormi che ne capitalizza 50. (Oggi Celera vale 2,3 miliardi di dollari, contro gli 8,4 del 20 giugno 2000 quand'era sui massimi, ndr).
I progressi della genomica hanno provocato stupore ma anche molte preoccupazioni: dai cibi modificati alla discriminazione genetica, fino alla clonazione umana. Pensa che tutto questo potrebbe finire per rallentare i ritmi della ricerca?
Direi di no. Crede che chi si oppone ai pomodori Ogm si opporrà anche alle cure per il cancro? Per il resto, ho sentito molte sciocchezze. La discriminazione genetica potrebbe basarsi solo su una scienza artefatta, basata su un presunto determinismo genetico, non su una vera scienza. Poi, come lei sa, due gemelli hanno gli stessi geni ma sono diversi fra loro: il Dna di Hitler non potrebbe mai fare un altro Hitler. Certo, soprattutto in Inghilterra, i media hanno contribuito a sollevare paure insensate. Ma anche Hollywood non ha scherzato. Semmai, mi preoccupa il fatto che certi Paesi siano indietro nella ricerca. Non hanno ancora capito che questa sarà la prossima ricchezza delle nazioni.