(DAL NOSTRO INVIATO)
NEW YORK «Il più grande dramma umano, più grande di Shakespeare o di chiunque altro». Joseph Chamie, direttore della Divisione demografica dellOnu, la stessa che ha appena riconsiderato i tassi di crescita della popolazione mondiale, definisce il suo lavoro in termini romantici. «Non si tratta di arida statistica dice ma di studiare il rapporto fra questo pianeta e i suoi abitanti. Un rapporto dove si intersecano le nascite e le morti, le malattie e le vecchiaie di miliardi di esseri umani, ma anche i loro amori e le loro speranze. È un lavoro dove ci confrontiamo con problemi incommensurabili, come lAids. Ma anche con qualche innegabile successo».
Thomas Malthus, leconomista inglese del Settecento che profetizzava un disastro demografico, si sbagliava. Non potreste sbagliarvi anche voi, in queste previsioni di lungo termine?
Malthus non aveva ragione. Anche noi potremmo sbagliarci ma, al contrario di Malthus, i nostri modelli matematici tengono conto di numerose variabili. Ad esempio la crescita della longevità: il numero di persone viventi che hanno più di 100 anni è ancora modesto, ma in ventanni è aumentato di 16 volte. Lei diceva dellAids, che io ormai definisco con un termine di moda una «malattia di distruzione di massa»: ebbene, noi calcoliamo che entro il 2020 avremo a disposizione un vaccino per interrompere il flagello attuale. Possiamo sbagliarci, ma non di molto.
Sì, ma le cose cambiano. Se non sbaglio, solo una dozzina di anni fa le previsioni parlavano di 9,8 miliardi di persone nel 2050, poi di 9,3 e oggi di 8,9
È vero. Non a caso, abbiamo rivisto le stime di due anni fa. La demografia cambia perché cambia la cultura: le famiglie si muovono verso le città, dove i figli non sono più una risorsa per arare i campi. Le donne lavorano e cambiano i loro costumi. Una tendenza che si è accentuata in Brasile, in Messico, in Thailandia, in Indonesia. Ma anche in paesi arabi come lIran, dove le donne stanno avendo di media poco più di due figli a testa: circa il livello del mondo industrializzato.
Crede che un giorno la marcia demografica si arresterà? Che avremo un periodo di stabilità?
Sì, credo di sì. Stiamo adesso lavorando su un altro rapporto di più lungo periodo, che sarà pubblicato fra due mesi e che parla proprio di questo.
Può anticipare qualcosa?
Secondo le nostre proiezioni, alla fine di questo secolo la popolazione mondiale potrebbe stabilizzarsi poco al di sotto dei 10 miliardi di abitanti. E potrebbe restare intorno a quel livello, e magari scendere un po, per un lungo periodo di tempo.
Forse il dato più sconcertante del rapporto è quello relativo allIndia, destinata a superare la Cina. Come potrà sostenere 1,6 miliardi di abitanti?
Speriamo che Malthus non abbia ragione neppure qui e che ci non debbano essere carestie e conflitti per rendere vivibile il subcontinente indiano. La Cina è riuscita a imporre una pianificazione familiare, laddove Indira Gandhi non riuscì. Le offro un dato: questanno, la popolazione dei 15 Paesi dellUnione Europea crescerà di 300mila persone. AllIndia, per fare altrettanto, è bastata la prima settimana dellanno.
Beh, a modo suo, anche lEuropa ha dei bei problemi
Certo: nel 1950 gli italiani avevano unetà media di 29 anni, che oggi è di 40 e nel 2050 sarà di 52
I problemi del vostro mercato del lavoro (ma anche di quello tedesco, greco o spagnolo) possono essere risolti solo con limmigrazione. Per mantenere gli attuali livelli di popolazione in Italia, dovreste fare entrare 250mila immigrati allanno per 50 anni. Il che è unimpresa ardua.
E limpresa delle Nazioni Unite? Qual è il bilancio del vostro impegno per il contenimento demografico?
I progressi raggiunti dalla medicina e dalle campagne dinformazione sono stati significativi. Molto cè ancora da fare e i fondi non sono mai sufficienti. Ma a me non interessa solo il contenimento, ma anche il benessere. Mi sono incontrato di recente con una classe di liceali e mentre parlavo una quindicenne mi ha interrotto per chiedermi: «Cosè la poliomelite?». Fra qualche anno, mi piacerebbe incontrarne unaltra che mi chieda: «Scusi, che cosè lHiv?».